Invisible monsters è un’invettiva grottesca incentrata su una protagonista la cui sorte di vita di corpo le riserva una vita senza corpo, un vuoto mandibolare (metaforico e no) che – come dice Brandy – dovrà essere riempito dagli altri.
Così Kay, con la poca identità che l’estetica le concede, sempre in cerca di un riconoscimento sociale che non trova nemmeno nell’intimità familiare, vedrà in Brandy (evidente l’assonanza con Barbie, e nel nome e nei fatti) il riscatto che cercava.Un’allegoria del diverso che rielabora il mito di Frankenstein in chiave pop.
La scrittura scattosa, come se si fosse in uno shooting fotografico, per niente descrittiva (e pure qua echi dei nostri Cannibali), è una metanarrazione, si è in un romanzo-film, pieno di flashback e flashforward, anche e soprattutto per svolgere una trama che solo alla fine collegherà i personaggi.
giovedì 9 aprile 2020
mercoledì 8 aprile 2020
Suttree
Trama men che
scarna, derubricata a mero sfondo di una scrittura che definire epica non è
esagerato.
Ogni cosa – pesci
gatto e puttane e case galleggianti e persino l’acqua – è marcescente, i
personaggi sono concrezioni luride e cenciose e lui, Byddy, un esule dai
sentimenti incartapecoriti, tranne che per Harrogate, lo stupratore di
cocomeri, la sola espiazione in tutto quel sudiciume.
Entra a pieno
diritto nella lista dei miei libri preferiti.
domenica 2 febbraio 2020
Carnaio
C’è
poi il fatto che quando tu hai scritto un romanzo su un reality show arrivato
al parossismo per rappresentare il depauperamento valoriale dei giorni nostri
non puoi non apprezzare qualcuno che ha scritto un romanzo su un’isola su cui
arriva un’onda umana i cui cadaveri vengono trattati alla stregua di una
qualunque materia prima per rappresentare il superamento dell’etica.
C’è
poi anche il fatto che quando tu hai scritto un romanzo in cui si omettono moltissime
virgole non puoi non apprezzare qualcuno che ha scritto un romanzo in cui si
omettono molte virgole.
C’è
poi infine il fatto che, in questo romanzo di Giulio Cavalli, la
disumanizzazione sta nell’uguaglianza dei corpi, tutti uguali, quasi identici,
si suppone allevati – ché anche le parole hanno il loro peso – allo stesso modo,
e cominciano i noi e i loro, e così il cimitero di quelli, che non hanno nemmeno diritto al pronome, e dunque un
sovranismo portato all’eccesso, i cui esponenti si ergono al di sopra della
legge, coniandone una nuova, senza contare che quella legge è il risultato di
un retaggio, sociale, culturale, con l’industria che si autoregolamenta, nell’immoralità,
in una prospettiva che non dovrebbe, ma dimentica l’umanità e quando il noi e
il loro perpetra, allora sì che la rabbia contro i già morti si sustanzia in assassinii
già compiuti, e l’ira dei cittadini di DF cresce parimenti a quella dei marosi,
per poi finire in una voluta di fumo tossico al profumo di lavanda.
domenica 7 luglio 2019
sabato 22 giugno 2019
La straniera
Nella Straniera, controculturalmente, e in
barba a una visione pietista di neutralizzazione della colpa della disabilità, Claudia
Durastanti racconta la vita, le mancanze e gli errori di una madre sorda fin
dalla nascita, è spietata coi suoi atteggiamenti sbagliati, ne salva pochi,
forse qualcuno in più passato in un vaglio di sola emotività.
È una Babele sinestetica,
questo romanzo, fatta sì di parole, ma anche di interpretazioni non
linguistiche, riflesse in un immaginario di trattati antropologici, serie tv
anni novanta e film cult, che contribuiscono tutti al senso di straniamento del
lettore, al pari della (vera) protagonista.
Un bel libro al
premio Strega. Finalmente.
martedì 11 giugno 2019
Somiglianze impossibili #4
![]() |
| Giordano Meacci vs David Foster Wallace |
Io l'ho sempre pensato che Giordano Meacci era bellissimo. Adesso ho capito perché.
giovedì 25 aprile 2019
Quest’Italia è già domani
La Resistenza me
la figuro coi fiori nei cannoni, che fa tanto guerra del Vietnam, più che fine
della seconda guerra mondiale, però poi penso alla guerra di Piero e ai mille
papaveri rossi che sanno di fine della guerra e dei morti della Resistenza, epperò
questa sera è già domani, mai come oggi, mai come quando arriva qualcuno e tu
fai più resistenza a aprire i porti, che però vedo più come un gioco delle
parti, dipende dal governo, apritisesamo fascista o comunista o entrambi, a
seconda dei voti che si stanno chiedendo in quel momento, perlopiù sotto
elezioni. E invece è bella, l’accoglienza, che porta altra bellezza, nella
riconoscenza, come i Rimon che ringraziano la Svizzera italiana di averli
accolti, e lo fanno attraverso la grazia di Lia Levi. E, se non si impara dalla
propria storia, allora è tutto inutile. Perciò speriamo che quest’Italia, oggi
più che mai, è già domani.

