La Resistenza me
la figuro coi fiori nei cannoni, che fa tanto guerra del Vietnam, più che fine
della seconda guerra mondiale, però poi penso alla guerra di Piero e ai mille
papaveri rossi che sanno di fine della guerra e dei morti della Resistenza, epperò
questa sera è già domani, mai come oggi, mai come quando arriva qualcuno e tu
fai più resistenza a aprire i porti, che però vedo più come un gioco delle
parti, dipende dal governo, apritisesamo fascista o comunista o entrambi, a
seconda dei voti che si stanno chiedendo in quel momento, perlopiù sotto
elezioni. E invece è bella, l’accoglienza, che porta altra bellezza, nella
riconoscenza, come i Rimon che ringraziano la Svizzera italiana di averli
accolti, e lo fanno attraverso la grazia di Lia Levi. E, se non si impara dalla
propria storia, allora è tutto inutile. Perciò speriamo che quest’Italia, oggi
più che mai, è già domani.
giovedì 25 aprile 2019
sabato 20 aprile 2019
La stanza di Giovanni
E poi, David,
quella fluidità con cui vai via dalla stanza di Giovanni, senza nemmeno dirlo,
abbandonandolo, reietto, nella promiscuità di Parigi, perché appartieni a
quella categoria da miopia concettuale di definirsi nella forma d’uomo anche se
si è solo un Barbapapà, se poi si mette dentro un bicchiere diventa bicchiere,
e non parliamo dell’uomo come concetto ché incarni un maschio poco uomo, non
tanto nella sessualità quanto nei sentimenti, e, Hella, tu sei una femmina poco
uomo, di quelle femmine che meglio accompagnate male che sole e l’emancipazione
manco col binocolo, cara mia, quest’apostrofo roseo ha rovinato intere
generazioni.
Però poi forse è
così, l’amore è solo imperfetto e, se non è così, è quello dei libri.
lunedì 11 marzo 2019
Il teorema di esistenza degli zeri
e insomma pare che
ho scritto un romanzo, tutto destrutturato che non se capisce gnente, ma,
secondo me, che sono l’autrice e quindi non posso dirlo, ci stanno pure certi
bei pezzi, tante tante citazioni, ma mica per spocchia, come qualcuno potrebbe
pensare, ché io parlo e soprattutto penso per citazioni, che poi mi dicono che
è un esercizio di stile e in parte è vero, epperò non ricordo quale autore
diceva che il romanzo è solo la punta dell’iceberg e sotto ci stanno un sacco
di cose e, cavolo, c’aveva ragione, per cui, sì, è un esercizio di stile ma un
pensiero lo scrivo a flusso di coscienza, una lettera la scrivo come una lettera,
un teorema lo scrivo coi grafici e se penso e nel frattempo suono il piano io
sotto alle parole ci voglio la musica, e quindi ci stanno cose che è meglio
dirle in una forma piuttosto che nell’altra e la costruzione diventa
artificiosa solo se si fa fatica a farla, e poi il dialetto è la ricchezza di
un popolo, guarda accabadora l’arminuta creuza de mä ragazzi di vita e tutto
pasolini, e quindi imbastardire il dialetto come camilleri, come dice qualcuno,
meglio che lo fa camilleri che lo sa fare, c’avessi provato io non so se e come
ci sarei riuscita, per cui sono contenta e orgogliosa, poi il libro, come oggetto,
è bello, la copertina l’ha fatta mia sorella e è bellissima (anche se la
citazione delle nuvole di infinite jest non l’apprezzo e l’avrei preferita
bianca come l’aveva disegnata la prima volta) e in quanto a diffusione lo
sapevo, non se lo leggerà nessuno, ché toccherebbe scriversi i personaggi,
ragionare sulla storia e sui suoi perché, e in quanto a promozione castelvecchi
poca cosa e a ben ragione, ché dal 1947 al 2018 è stata nei dodici finalisti
allo strega una volta sola e indovina quest’anno chi c’è tra la cinquantina di
proposte degli amici della domenica?
