domenica 22 gennaio 2012

Vedi alla voce: amore

Vedi alla voce: amore racconta un presente che scopre e poi rammenta una storia passata, il cui sbiadito ricordo riaffiora oggi – spesso – solo sui banchi di scuola, per non scordare l’orrore di ciò che «l’uomo ha fatto all’uomo». Racconta di luoghi dove, come diceva Primo Levi in Se questo è un uomo, «non c’è perché», dove una massa d’individui, curva e grigia, dice “domani mattina”, perché “mai” non esiste. Racconta dell’Olocausto, in un susseguirsi di eventi comici e drammatici, senza quasi nominarlo.
Ed è un racconto a più di una voce, questo bel romanzo di David Grossman. La prima è quella sgrammaticata di un bambino a cui viene affidato il compito di scoprire il senso dell’eccidio, che si insinua artatamente nella sua coscienza. Un bambino che, attraverso un ingenuo flusso di coscienza, conduce esperimenti per risvegliare la “belva nazista”, riproducendo in piccolo ciò che in grande verrà fatto ad altre vite, stavolta umane. Che è terrorizzato al solo pronunciare il nome di “Quel Paese Lì”.
Quel bambino vivrà nella spasmodica ricerca di qualcosa che non gli consentirà di godere appieno della sua esistenza: diventerà dunque un uomo “sempre in guerra”, a cui diranno «Non dire: vedi alla voce: Amore, Shlomik! Ma ama!». Così, le sue vicende si intrecceranno, prima, con la grottesca trasformazione in pesce di Bruno Shulz, di cui cercherà un libro forse mai scritto e, poi, con quelle di suo nonno, ebreo immortale in un lager nazista che racconterà al suo aguzzino le storie dei Ragazzi di Cuore. A uno di essi sarà dedicata l’“enciclopedia” finale.
Diversi tempi, diversi stili narrativi in un unico impianto dove anche gli elementi prendono voce. Un romanzo che parla, con un tono inconsueto, di qualcosa di cui è necessario parlare per non dimenticare.

venerdì 23 dicembre 2011

Dei delitti, ma soprattutto delle pene

Torno, dopo un mese d’assenza, ancora più cattiva – visto che è Natale – parlandovi dei peccatori del mio Inferno (lasciamo perdere assassini, violenti, pedofili, ecc. dei quali si occuperà, a tempo debito, qualcuno più in alto di me).

È con gioia che relego nel I cerchio i fumatori.
Carissimi, come in vita avete costretto i vostri prossimi a respirare le nauseabonde esalazioni dei bastoncini putrescenti che chiamate sigarette, qui sarete confinati in un acquario di puzza di peti alimentato da uomini nutriti essenzialmente di sformato di cavoli, impepata di cozze e fagioli “alla scureggiona”.

Il II cerchio, dedicato agli utenti delle strade, lo divido in due gironi. Nel primo, i camionisti che lampeggiano alle ragazze. Nel secondo, coloro che possiedono un SUV.
Poiché credete di essere così machi, sarete condannati a raccogliere la saponetta in un’angusta doccia insieme agli All Blacks della Nuova Zelanda. Che però saranno molto molto gai. E con la passione per le orge sadomaso.

Nel III cerchio, ci schiaffo tutte quelle donne che in vita loro si sono denudate per ottenere qualcosa: veline, letterine, professorine e stupidine.
Care le mie spogliarelliste, poiché vi è stato negato il dono della parola qui sarete Suore del Silenzio e potrete parlare solo in presenza di una vostra consorella per dire: «Ricordiamoci che dobbiamo morire».

Nel IV cerchio, gli impiegati delle segreterie delle università.
Vi contrappasso per affinità: sarete tanto acidi nel mio Inferno quanto lo siete stati in vita. L’unico vostro nutrimento sarà infatti Activia alla prugna: il Bifidus Actiregularis svolgerà la sua funzione. Più e più volte. Solo che la carta igienica l’avrà usata tutta la Marcuzzi.

Il V cerchio, diviso in tre bolge, è riservato alla politica. Nella prima, gli elettori che non votano; nella seconda, gli elettori che votano ma non si informano e, nella terza, i politici ignoranti.
Vi condanno a vedere per l’eternità Paint your life, ma, in sostituzione del florist, per voi tutti i giorni Rush, il “genio del riciclo”.

Il VI cerchio è per gli ausiliari del traffico.
Dovrete parcheggiare la macchina in preda a urgenze impellenti (che non potreste comunque soddisfare visto l’enorme afflusso al bagno). È noto che nel mio Inferno i posti disponibili sono come al centro di Roma nell’ora di punta.

Nel VII cerchio, chi commette errori di ortografia e ignora la punteggiatura, pur facendo un uso smodato di social network.
Per capire l’importanza dei segni di interpunzione, scrivete cento volte la seguente frase: “Gli All Blacks del II cerchio, dicono quelli del VII cerchio, si metteranno a π/2”, e: “Gli All Blacks del II cerchio dicono: «Quelli del VII cerchio si metteranno a π/2»”. Seguirà una dimostrazione pratica.

L’VIII cerchio per gli anonimi che commentano i blog.
Dato che vi piace nascondervi, vi metto a testa in giù in un’enorme lettiera di merda di gatto.

E nelle fauci di Lucifero, tutti quelli che lavorano alle Ferrovie dello Stato: macchinisti, adetti alla sicurezza, controllori dei treni (“che più di ogni cosa bramano il potere”), ecc., nonché gli impiegati degli enti pubblici che annaffiano le piante invece di fare il proprio dovere.
Per voi un compito fondamentale della mia macchina infernale: stura cessi. Ne avrete da lavorare, eh.

domenica 20 novembre 2011

Indovina indovinello di chi è questo libello?

Siamo nel Medioevo.
Il protagonista è un uomo di mezza età che ha per compagno d’avventura un giovane che viene da un convento benedettino.
Giochi di logica e disegni sparsi come pioggia aiuteranno il lettore a venire a capo del mistero misterioso.
Tutto ruota attorno a un libro oscuro che semina morte a destra e a manca.
Tante, tante, tante, aiutatemi a dire tante, pagine.
Insomma, profuma di (nome della) rosa ma rosa non è, indovina cos’è?


Ah, una cosa, anzi, due.
Vi invito a leggere l’articolo apparso su sulromanzo.it che racconta l’editing Newton Compton (che, a mio parere, fa buon pro all’autore), ma soprattutto a guardare, – visto che noi siamo maligni – nell’unica figura dellarticolo stesso, come sia cambiato il carattere del disegno dell’enigma.
Ultima cosa, tanto perché ho ricominciato a viaggiare sul TAF per Roma e mi sono incattivita ancora di più: vogliamo parlare della copertina del libro di cui dovete indovinare il titolo che ne ricorda un altro dello stesso autore che Simoni (aiutino) ha preso a imitazione? Trova le differenze:


Non è un “Eco” un po’ troppo spudorato?

venerdì 4 novembre 2011

Che la Spocchia sia con me


Alla prima lezione, il nostro professore – colui che diventerà il nostro “B. interiore” accompagnandoci nei momenti più difficili – si è presentato leggendo questo estratto da Autorità e uso della lingua, in Considera l’aragosta di Wallace (mi sembra fosse più o meno così, ma l’ho ricopiata da Wikipedia, quindi potrebbe essere sbagliata):

Ci sono molti epiteti per persone del genere: Nazisti della grammatica, Maniaci dell’uso, Snob della sintassi, Battaglione della grammatica, Polizia linguistica. Il termine con cui sono stato cresciuto io è Snob. La parola è forse leggermente autoironica, ma gli altri termini sono disfemismi belli e buoni. Una definizione ampia di Snob potrebbe essere una persona che sa cosa significa disfemismo e cui non dispiace farvelo capire.

Ci ha detto che ci farà diventare più o meno così. Naturalmente, io parto avvantaggiata.
Ah, inutile dire che lo adoro.

giovedì 20 ottobre 2011

Felicità (senza il bambino dentro il panino)

Nonostante io non abbia più nemmeno il tempo di lavarmi (e lo faccio solo perché le convenzioni sociali me lo impongono) sono definitivamente e indiscutibilmente felice per quello che sto facendo ora e per quello che farò per almeno altri due mesi. Poi, certo, forse tornerò alla triste e grigia vita da ingegnere.
Peccato, ora che ero sopravvissuta alla selezione naturale della mensa.

lunedì 3 ottobre 2011

Benede’, co’ ’sto callo

Dopo la rassicurante notizia del Papa che ci ha confermato l’esistenza degli angeli (Benede’, co’ ’sto callo), senza la quale mai mi sarei ieri recata all’outlet, ho comprato un paio di scarpe fantastiche e completamente imbottite di pelliccia per cui so già che Ciro e mia sorella non smetteranno di smerdarmi per il resto dei miei giorni. Ma sono felice perché so che, essendo la pelliccia finta, più finta delle labbra di Moira Orfei, mi proteggeranno (certo più dell’angelo custode) dal freddo inverno che malauguratamente verrà.
E ho visto pure una puntata di Paint your life in cui Barbara faceva qualcosa di carino. Cosa voglio di più dalla vita? Eh, non lo posso dire qui, ma “Un Lucano” non è la risposta giusta.

sabato 24 settembre 2011

Di tutto un po’


Non sono partita per il confino, eh, né per fare la volontaria in una struttura sanitaria in Congo.
Invece sono ormai consapevole di tante cose: che se ti dicono che una borsa è di ecopelle vuol dire che è di plastica, che sceglierò sempre la pastarella alla cioccolata dopo averle valutate tutte, che odio il Times New Roman (e lo odiavo anche prima incontrare un grafico, che comunque non lo disprezza quanto me), che potrei essere vegetariana se non esistesse il prosciutto, che sebbene io sia piccola occupo parecchio spazio, che il caffè mi piace solo nel tiramisù, ma soprattutto che comincerà il freddo-ma-non-troppo che io odio dal profondo perché non so che scarpe mettere – e se non volessi costringere me stessa alla vergogna delle orribili ballerine? E non ditemi espadrillas perché la soluzione sarebbe peggio del male.
Poi, certo, ci sarebbero cose più importanti da dire come che il CERN ha scoperto che forse Einstein aveva toppato con la relatività (e quindi John Titor è davvero venuto dal futuro), che il Governo c’ha i numeri (sei o sette, a dire la verità) e che io ho lasciato il lavoro dopo cinque anni di “no contributi, no ferie, no malattia”. Ma invece la notizia più importante di questo periodo è che è ricominciata la terza serie di The vampire diaries (è noto il mio raffinato gusto cinematografico), che però in Italia arriverà nel 2012, se tutto va bene. Quindi ringrazio Dio di non essere stata ricoverata nell’ospedale congolese di cui parlavamo, ma sarebbe stato davvero figo nascere negli States. E, comunque, i vampiri in questione sono meglio di quelli di True blood (che – secondo me – vede solo chi si vergogna di noleggiare un porno), perché in ogni caso una lezione te la danno: se non sei bello bello bello in modo assurdo la vita sarà difficile.
Quindi, prepariamoci. Intanto, un buon non compleanno a tutti noi e tanti auguri al Signore Oscuro.
 
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