e insomma pare che
ho scritto un romanzo, tutto destrutturato che non se capisce gnente, ma,
secondo me, che sono l’autrice e quindi non posso dirlo, ci stanno pure certi
bei pezzi, tante tante citazioni, ma mica per spocchia, come qualcuno potrebbe
pensare, ché io parlo e soprattutto penso per citazioni, che poi mi dicono che
è un esercizio di stile e in parte è vero, epperò non ricordo quale autore
diceva che il romanzo è solo la punta dell’iceberg e sotto ci stanno un sacco
di cose e, cavolo, c’aveva ragione, per cui, sì, è un esercizio di stile ma un
pensiero lo scrivo a flusso di coscienza, una lettera la scrivo come una lettera,
un teorema lo scrivo coi grafici e se penso e nel frattempo suono il piano io
sotto alle parole ci voglio la musica, e quindi ci stanno cose che è meglio
dirle in una forma piuttosto che nell’altra e la costruzione diventa
artificiosa solo se si fa fatica a farla, e poi il dialetto è la ricchezza di
un popolo, guarda accabadora l’arminuta creuza de mä ragazzi di vita e tutto
pasolini, e quindi imbastardire il dialetto come camilleri, come dice qualcuno,
meglio che lo fa camilleri che lo sa fare, c’avessi provato io non so se e come
ci sarei riuscita, per cui sono contenta e orgogliosa, poi il libro, come oggetto,
è bello, la copertina l’ha fatta mia sorella e è bellissima (anche se la
citazione delle nuvole di infinite jest non l’apprezzo e l’avrei preferita
bianca come l’aveva disegnata la prima volta) e in quanto a diffusione lo
sapevo, non se lo leggerà nessuno, ché toccherebbe scriversi i personaggi,
ragionare sulla storia e sui suoi perché, e in quanto a promozione castelvecchi
poca cosa e a ben ragione, ché dal 1947 al 2018 è stata nei dodici finalisti
allo strega una volta sola e indovina quest’anno chi c’è tra la cinquantina di
proposte degli amici della domenica?
lunedì 11 marzo 2019
giovedì 3 gennaio 2019
Cliché
In Puglia fanno
questa cosa dei fichi maritati, che mettono i fichi, spaccati a metà, a seccare
al sole, e poi quando li devono riempire devono trovare il compagno, e mai
nessuno che abbia pensato a dividere il fico in due e riunire le due metà, perciò
il bello è che devono trovare una metà che combaci, perciò quello che devono
trovare è l’altra metà della mela del fico e tutto ciò mi ricorda tanto la
storia di Platone del maschio-maschio e della femmina-femmina e
dell’ermafrodito, dunque si pensa in genere per cliché, accoppiati, come presa
che dopo vuole sale oppure culo. Oppure indorare che vuole pillola, àncora che
vuole salvezza oppure tatuaggio da marinaio, Salvini che vuole coglione,
Pizzuto che vuole C A P O L A V O R O, e adesso che siamo in tema di bilanci lo
posso dire, che questo 2018 mi ha portato parecchie cose, Trivial Pursuit
letterario (due copie, aspetto di sostituirlo con quello su Harry Potter), il
Circolo Pickwick su IJ tutti noi coi cappelli, il mio romanzo, il salone del
libro di Torino, per me ancora una delle città invisibili perché non ho mai
visto il museo egizio, la Mole eccetera, chissà se esistono, non capisco ancora
Borges, Accabadora, Settanta acrilico trenta lana e chi l’avrebbe mai detto che
avrei fatto un corso zen di scrittura con l’autrice, al Pigneto, poi, L’arminuta
che pare sia passata da Castelvecchi come la Postorino delle Assaggiatrici, e
Castelvecchi pare che c’indovina, con gli autori, e speriamo che non smette, ma
anche Petrolio e Suttree, oltre all’orgoglio parentale di Elisuia che ha scritto
Maira Nereide e, last but not least, Lorenzo. E, insomma, io il mio fico l’ho
maritato, quest’anno.
sabato 22 dicembre 2018
Letterina di Natale 2018
Caro
Babbo Natale,
pensavamo,
dopo il governo Berlusconi e dopo il governo Renzi – una deriva piccolo
borghese retaggio cultural-politico di un’agonizzante sinistra, che col
patto del Nazareno era quindi un po’ anche governo Berlusconi –, che le cose
non potessero andare peggio, invece adesso ne abbiamo uno schizofrenico Lega-Cinquestelle
che vuole una cosa e il suo opposto. Insomma, tira de qua, molla de là, alla
fine ce l’abbiamo fatta a decidere il presidente del Consiglio dei Ministri e
la scelta è ricaduta su Conte, praticamente un cartonato che, quando si muove,
lo fa sotto la maledizione Imperius di Di Maio e Salvini. La prima cosa che ha
proposto è stato Savona come ministro dell’economia, che però Mattarella ha
rimandato a settembre, provocando un J’accuse di Di Maio che ha invocato, a
caso, l’impichment, salvo poi cercarne il significato su Google. Alla fine,
il governo ha buttato giù una cosiddetta manovra che poi lo stesso Di Maio ha
denunciato essere stata scritta da un ghost writer dalla manina pesante, ma il
fatto è passato in sordina solo perché è arrivata la bocciatura della
Commissione Europea, chissà mai fosse stato il voto di Alessandro Borghese che
avrebbe potuto confermare invece ha ribaltato il risultato. D’altronde, Di Maio
ha scelto per sé il ministero del lavoro, più facile ci sarebbe stato solo quello
della magia.
Non
è stato da meno Matteo Salvini, già esponente della Lega Nord, ora ministro
dell’interno/food blogger/vigile del fuoco/carabiniere/poliziotto/twitstar, che,
in pochissimi mesi, è stato indagato per sequestro di persona per la vicenda
Diciotti, ha proposto condoni come se piovessero, ha definito terrorista
Hezbollah, ha tentato di sostituire la scorta a Saviano con una vigilanza
saltuaria e è stato lasciato, per un evidente conflitto di interesse, dalla
Isoardi che infatti adesso conduce La
prova del cuoco.
In
ogni caso, ancora aspettiamo reddito di cittadinanza e flat tax manco fossero Godot,
che non dico avrebbero dovuto essere veloci veloci quanto Shakira che pubblicizza
Costa Crociere, ma siamo arrivati alla fine dell’anno e boh, com’andrà a finire,
si risolverà qualcosa? (Spoiler: no). Però dal 2,4% deficit/pil siamo passati
al 2,04%. La Francia rimane al 3%, ma Macron non può esultare perché i gilet
gialli si sono incazzati parecchio per la questione del caro benzina che
avrebbe dovuto favorire la transizione energetica (nobile scopo, ma vorrei
ricordare a tutti che non è che le macchine elettriche non inquinano, eh:
con cosa si caricano le batterie che le fanno funzionare se non,
per la maggior parte, con energia prodotta da fonti fossili?).
Come
se non bastasse, grosso guaio a Chinatown per Dolce e Gabbana, che sono stati
accusati di razzismo per aver promosso una loro sfilata con una pubblicità in
cui una ragazza cinese cercava di mangiare la pizza con le bacchette: non per
difenderli, eh, ma khaleesi nello spot del loro profumo canta “Dimi quando tu
verai” circondata da spaghetti e mandolini.
Qui
a Roma, intanto, un episodio di autocombustione [emoticon a Urlo di Munch] in un impianto di
trattamento dei rifiuti, tanto che mi sento di suggerire alla Raggi di spedirli
su Marte, come avrebbe fatto Johnny Gentle se non avesse pensato alla Concavità,
ipotesi peraltro da non escludere, ci sentiremmo a casa sul pianeta rosso, ha
gli stessi crateri. Salvini approva. Chiede, però, se fosse possibile cambiare
colore al pianeta, il rosso fa ancora tanto comunista.
Infine,
Asia Argento, che ha denunciato Weinstein
per molestie sessuali, è stata accusata di molestie sessuali nei confronti un
non ben noto ragazzino e perciò destituita da X Factor: chi di spada ferisce di spada ferisce, cara mia. Però ha
trovato l’amore in Fabrizio Corona, durato quanto il tempo che ci mette un
maglione di H&M a infeltrirsi, sarà stato forse il reading su David Foster Wallace.
Dunque
pensavo di regalare:
Uno
scaldanaso a Lapo Elkan.
Una
N a Cannavacciuolo.
Un
Huawei a Trump.
Una
borsa cinese di Dolce e Gabbana a Dolce e Gabbana.
Un
2,04% di bidet a Macron da Di Maio e Salvini.
Una
manovra di Banksy con reddito di cittadinanza, flat tax, decreto sicurezza,
quota 100 e condono per Di Maio e Salvini da Moscovici.
Firenze secondo me, con commento di Matteo
Renzi, per tutti gli elettori del Pd, da vedere e rivedere senza mangiare, bere
e dormire, in una deriva infinitejestiana.
Un
Lucano agli immigrati, mentre stanno comodi comodi negli alberghi.
Un
nuovo fidanzato per Asia Argento: che non abbia denti da latte ne abbiamo?
Per
me niente, adesso che la povertà è stata abolita posso cuocere la pasta nell’acqua
di Chiara Ferragni.
