Questo è quello che intendevo quando parlavo di copertine intelligenti (parecchie volte: anche qui e qui).
venerdì 22 febbraio 2013
venerdì 15 febbraio 2013
Sanremo 2013
Come ogni anno, eccoci qui, noi alternativi del cazzo, a
parlare della festa della canzone italiana che alternativa non è. Ma comunque.
Simona Molinari e Peter Cincotti. Simo’, te sei messa ’n
vestito fucsia che manco alla sagra della porchetta. Peter, canti come al
karaoke. Ubriaco.
Almamegretta. Tu, cantante, potevi benissimo rispettare lo
Shabbat e te ne saremmo stati grati tutti. Se ti converti all’ebraismo, cazzi
tuoi, ma non è che funziona fatta la legge, trovato l’inganno, eh. Comunque, in
tempi di crisi, vacilla pure la fede. Guarda tu il papa.
Modà. Non fate orecchie da mercante, Elio e le Storie Tese
ce l’avevano con voi quando hanno detto che “se non sei in grado neanche di
cantare la canzone mononota ti consigliamo di abbandonare il tuo sogno di
cantante”. Fatevene una ragione e datevi all’ippica.
Annalisa. Ora ti insegno, ché sei giovane e inesperta:
quando puoi indossare un vestito lungo da notte degli Oscar, è assolutamente
vietato presentarti in pantaloncini e camicetta come se fossi appena uscita
dall’estetista (sì, l’abbiamo notato che te sei fatta i peli).
Marco Mengoni. Sei bello, bravo, carismatico e stiloso.
Ora anche ricco. Mi stupirebbe se non fossi gay.
Daniele Silvestri. Ci ricordi sempre l’improrogabilità
delle leggi della natura, ingiustizia divina, per cui l’uomo con l’età diventa
interessante e la donna invecchia.
Raphael Gualazzi. Dando nuovo impulso alla lingua
italiana, ci hai risparmiato sole cuore amore: bene.
Ilaria Porceddu. Come invecchiare di diec’anni tagliandosi
i capelli a porcospino. Quel vestito optical NO.
Paolo Simoni. Il cravattino? Davvero?
Elio e le Storie Tese. DEVONO vincere.
Luciana Littizzetto. Incarceriamo chi ti ha
vestito. L’abito di ieri sera era più brutto di una fredda giornata di pioggia
(a cui la tua gonna di plastica faceva da ombrello). Comunque: Lucianina santa
subito. Grazie, grazie, grazie di averci risparmiato la farfallina, la bionda,
la mora, la strappona e tutto il resto del cucuzzaro.
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Perché Sanremo è Sanremo
sabato 2 febbraio 2013
Si chiama Francesca, questo romanzo
C’è un solo modo, dicono i sufi […] per sapere se si ha bisogno di un chiodo o di una vite per costruire una panca: conficcare il chiodo. Se il legno si spacca, dicono i sufi, vuol dire che è una vite che c’era bisogno.
Questo romanzo parla di un
certo Learco, questo romanzo che si chiama Si chiama Francesca, questo romanzo,
di un certo Learco che legge filosofia sufi e traduce da e in russo e che è
ustionato e scrive romanzi mentre indossa una tutina mentre gli ricresce la
pelle e la prende con filosofia (sufi), questa faccenda di essere ustionato.
Che poi una storia vera e
propria non c’è come sempre succede in questi libri di certi autori come Paolo
Nori che vanno tanto di moda adesso (e ci sarà un motivo se ci siamo stufati di
leggere melense e problematiche relazioni extraconiugali di mariti sull’orlo di
una crisi di nervi a causa delle mogli che tradiscono o, peggio, i colori delle
sfumature dei coglioni che ci fanno quelli che fanno successo per aver scritto
un romanzo simil-Harmony per casalinghe represse) ché adesso con questa
letteratura modernista ci siamo abituati e ci piace tanto questo dilagante
treperdue di anacoluti e figure retoriche e mancanza di punteggiatura e
soprattutto di virgole, che puoi togliere solo quando hai imparato a usarle
bene (autocit.), sennò si capisce che non le sapevi usare neanche prima quando
le usavi. Che poi viene fuori una scrittura ossessivo-compulsiva bellissima. E
allora la trama se proprio proprio c’è la necessità di raccontarla perché
magari come Learco ci sono Ada e Gina nella vostra testa che ve la chiedono si
può riassumere così: “la storia che racconta questo romanzo è l’intricata
vicenda di un trasloco da Basilicanova provincia di Parma a un appartamento
ammobiliato a Bologna poco lontano dalla stazione”.
Che poi io che volevo fare
tanto la figa che ho comprato Si chiama Francesca, questo romanzo da Marcos y
Marcos alla fiera dell’editoria indipendente a Roma e invece poi scopro che
l’aveva pubblicato prima Einaudi che si conferma ancora (e credo sempre) la mia
preferita nonostante qualche cazzata autore di merda e copertina sbagliata.
Che poi se leggi un romanzo
senza punteggiatura ti viene pure a te di non usarla e non è detto che ti riesca
bene però piuttosto che niente, però piuttosto che niente è meglio piuttosto,
come dicono a Parma.
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Libri
mercoledì 19 dicembre 2012
Letterina di Natale 2012
Caro Babbo Natale,
innanzi tutto vorrei fare gli
auguri. Quindi, bando alle ciance e
tantissimi auguri a Kate che, se qualcuno non l’avesse capito, è
incinta
tantissimi
auguri alle FS che, più di qualunque algoritmo statistico, ci ricordano quanto
sia casuale l’orario dei treni
tantissimi
auguri a Alemanno che a marzo ha detto che il biglietto dei mezzi pubblici a
Roma non sarebbe aumentato e invece col cazzo (nonostante la metro non sia
ancora riuscita a raggiungere, in chilometri, le due cifre come nelle altre
capitali)
tantissimi auguri a tutti gli uomini del mondo perché, dal
culo di Pippa alla farfallina di Belen, ci ricordano com’è facile – sempre –
abbindolarli con così poco
Poi. Ecco la lista dei regali di
quest’anno:
un contratto da precario a Monti, ché a lui piace
divertirsi
un antidepressivo alla Fornero,
nella speranza che smetta de piagne
un lavoro a Banderas, purché non
contempli Rosita
un Nobel per la pace a Obama, ché quello precedente non ha
funzionato
un profilo Facebook al papa, in cui potrà disabilitare i
commenti
una targa non
abbandonare la nave
a Schettino, per arredare la cella
una maschera da maiale alla
Polverini, così che possa divertirsi pure lei in santa pace alle feste
il libro di Pippa Middleton sull’organizzazione dei party
(dalla Polverini) a Fiorito
un’intervista di Barbara D’Urso a Bersani
un rimborso spese alle olgettine, adesso che Berlusconi ha
trovato la fidanzata
un paio di mutande a Belen
un corso di dizione a Alfonso
Luigi Marra
capacità di intendere e volere
(senza alieni) a Sara Tommasi
un grafico al PD (magari uno che
i fotomontaggi non li faccia con la bacchetta magica di Photoshop)
il libro di Flavia Vento a
Grillo
un punto
e virgola a Paolo Giordano
stagisti non pagati a Mondadori
un nuovo Moccia (ché il vero è
impegnato a Rosello) a Rizzoli e Feltrinelli
una medaglia al valor civile al signor Nokia: lui non lo sa, ma
il suo telefono base è subacqueo e ha un protocollo di sicurezza di terza
generazione, glielo assicuro io, avendo effettuato personalmente i crash test
Infine, poiché repetita speriamo
che iuvant (nonostante il mio accorato appello),
auguro a tutte quelle che mi mandano le applicazioni su Facebook di indossare
le ballerine in un
giorno di diluvio universale in cui mancano solo i liocorni.
Buon Natale!
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Chiattiveria,
L'Italia che non se desta,
LibriAndCo
venerdì 14 dicembre 2012
Decalogo del buon scrittore
I° regola: scrivi bene i numeri ordinali.
Il trattino degli incisi -che piace tanto agli americani-
è medio e preceduto e seguito da uno spazio.
Evita di usare dei partitivi.
Tieni al minimo le figure retoriche, specialmente gli
abusati anacoluti: io, di mio, li odio.
Mai il maiuscolo di rispetto, Signorino!
Il cliché è tuo nemico, la tua ancora di salvezza
dev’essere l’originalità.
Quattro puntini di sospensione li usava solo Gadda.... per
tutti gli altri sono tre.
Se metti la s ai plurali inglesi verrai ghettizzato (nel
gruppo degli scrittori di vampiri): con tutti questi films che si vedono in
televisione, dovresti saperlo.
Perchè lo dicono i milanesi.
E’ (quindi) vietato sbagliare gli accenti, specialmente
per le lettere maiuscole.
Il corsivo serve a
enfatizzare un concetto.
Rifuggi, ad esempio, le espressioni che un editor ti
correggerebbe con per esempio.
Ed infine: mai d eufoniche tra vocali diverse.
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l'itaGliano,
LibriAndCo
lunedì 26 novembre 2012
L’incanto del lotto 49
Amanti delle trame, per il vostro bene: non avvicinatevi
all’Incanto del lotto 49. Trame non
ne troverete. Intrighi, sì, a palate. Soprattutto irrisolti.
Un filo flebile lega a sé i caotici episodi del romanzo, una
(presunta) cospirazione mondiale che coinvolge le trasmissioni postali. E un
lotto, il 49, di francobolli, falsi autentici (felice ossimoro) di
un’organizzazione antichissima che si oppone ai canali convenzionali della
comunicazione.
In embrione i temi cari al geniale David Foster Wallace,
che pare si sia ispirato all’Incanto del
lotto 49 quando scrisse Infinite Jest:
droga, paranoia, ossessione e comunicazione, appunto. Solo che l’allievo supera
il maestro, secondo me. La forza e l’intensità dei romanzi di Wallace si deve anche,
e inevitabilmente, alla loro lunghezza, che permette all’autore di conferire
peculiarità al mondo che descrive e a coloro che ne sono parte. Qui, invece,
benché abbiano gli stessi tratti satirici e nei caratteri e nei nomi, i
personaggi risultano poco incisivi e di loro si capisce ben poco. Alla ridondanza
di informazioni di Wallace si contrappongono in Pynchon figure indolenti prive
di passato. Appena accennate.
E questo non mi ha fatto apprezzare il romanzo come forse
avrebbe meritato, perché bisogna stare non più di un passo oltre il lettore. Se
se ne fanno troppi, quello si stufa.
Infine, una facile chiattiveria. Triste, anzi Trystero,
l’errore di Einaudi Stile libero che, invece di copiare la copertina che hanno proposto
tutti gli editori da che Gutenberg inventò la stampa, in uno slancio d’ingegno
sostituisce il corno postale con una moderna tromba da jazz (ci volevate
portare direttamente a New Orleans?!). A dimostrazione che i romanzi
toccherebbe leggerli se si vuole pubblicarli.
Per la cronaca, L’incanto
del lotto 49 era edito da e/o. Che la copertina l’aveva azzeccata.
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Chiattiveria,
Libri
martedì 20 novembre 2012
Cosa fare con meno di due euro invece di darli al PD
Posto che
ognuno fa quello che je pare, quindi anche andare a votare alle primarie del
PD, trovo assurdo che si elargisca denaro a un partito per decidere chi sarà il
candidato premier. Quindi, ecco alcune cose da fare con due euri, prezzo – pare
– della costosa preferenza:
- Se avete meno di 35 anni, e
magari anche una carta straccia su cui c’è scritto che siete laureati cum
laude, aprite una Srl, per esempio per un’attività di decoupage o macramè:
prima o poi torneranno di moda, se l’hanno fatto le spalline.
- Comprate un barattolo di
Nutella, mangiatelo fino alla fine e piangete davanti a Dirty Dancing – soprattutto quando
«Nessuno può mettere Baby in un angolo». Vi resteranno il bicchiere in
mano, Patrick Swayze nel cuore e qualche spicciolo di resto da dare ai
poveri.
- Fatevi una cultura: in Italia
è facile, è tutto gratis. Per esempio, se siete a Roma, andate a vedere il
Mosè a San Pietro in Vincoli, i dipinti di Caravaggio a Santa Maria del
Popolo, L’estasi di Santa Teresa
a Santa Maria della Vittoria e chi più ne ha più ne metta.
- Non potete permettervi
cinema, feste eccetera, perciò fate finta di essere andati da qualche
parte e, a tarda notte, prendete un panino dallo zozzone. Consiglio quello
sulla Salaria altezza Settebagni, che c’ha perfino l’attestato dei Nas e
un simpatico gruppo di astanti.
- Andatevene alle terme di
Saturnia: l’acqua bollente vi dilaterà i pori e manderà via tutte le
tossine. Non so invece quale sarà l’effetto degli umori delle coppiette in
calore vicino a voi. Tutta salute, comunque.
- Scrivete un libro: la trama
non è importante, basta che ci sia un vampiro.
- Comprate una maschera di
gomma per una festa del PDL, ché due euro per una tuta di latex di uno dei
cinque fantastici del PD non vi bastano.
- Si avvicinano le feste.
Risparmiate sulla carta da regalo. Rispolverate dal cassetto la vostra
laurea cum laude di cui al punto 1 e incartate i doni natalizi: più che a
questo non vi servirà.
Oh, i
soldi che avemo raccolto così glieli damo lo stesso al PD. Pe’ pagasse un
grafico, la prossima volta.
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