mercoledì 31 marzo 2010

L’altro mondo

Ho viaggiato in treno con Anna Karenina e sulla scopa con Harry Potter.
Ho vissuto la passione di Catherine e Heathcliff a Wuthering Heights.
Ho camminato per le strade di Dublino con Leopold Bloom.
Mi sono accorta di avere il naso storto con Vitangelo Moscarda.
Ho fatto un patto col demonio per rimanere giovane quando ero Dorian Gray.
Ho letto Aristotele con Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk.
Ho bruciato i libri coi Militi del Fuoco.
Ho sofferto la fame con Rossella O’Hara.
Ho sconfitto il Signore degli Anelli.
Ho visto il sorriso di un gatto che non c’è nel Paese delle Meraviglie.
Ho vissuto in Eurasia sotto gli occhi del Grande Fratello.
Ho rubato e sono stata condannata insieme a Jean Valjean.
Ho sentito il fetore del quartiere di Parigi dove è nato Jean-Baptiste Grenouille.
Ho ballato con Esmeralda alla Corte dei Miracoli.
Ho patito il castigo di Raskol'nikov.
Ho viaggiato nel tempo con il Duca d’Auge.
Ho cacciato gli androidi insieme a Rick Deckard e mi sono chiesta con lui se fosse giusto uccidere un essere che si sente vivo.
Ho visto sfasciarsi la famiglia Compson.
Ho campeggiato a La Delfina Bizantina di Anastasia insieme alla signorina Scontrino, Amilcara e Paquito.
Ho assistito al rogo in cui Peter Kien si è lasciato bruciare insieme ai suoi libri.
Mi sono innamorata di Lolita.
Sono stata imbrogliata dal Gatto e la Volpe e sono finita nella pancia del pescecane.
Ho scacciato gli uomini insieme agli animali della fattoria.
Ho alloggiato alla Locanda Almayer.
Ho ricevuto una lettera da Q.
E ho disegnato una pecora per il Piccolo Principe.

giovedì 25 marzo 2010

Il beauty case della Principessa del Malawi – Peonie for ever

Se la tua bellezza è apprezzabile solo quando cala il sole
Se i tuoi brufoli sono talmente tanti da farti somigliare al drago a palle di Maga Magò
Se il tuo stile ricalca ancora quello dei ragazzi di Beverly Hills 90210 o, peggio, quello di uno studente di fisica del vecchio ordinamento
Se il tuo gatto è meno peloso di te
Se la tua zona T è più lucida dell’argenteria di tua nonna
Insomma, se tutti dicono che sei simpatica, ma avresti bisogno di un restauro, ascolta i consigli glitterati della Principessa del Malawi, la madre del ritocco, la makeuppara del terzo mondo, dispensatrice di preziosi suggerimenti modaioli.
Poiché essere belli dentro aiuterà pure nell’aldilà, ma nell’aldiquà mica tanto.


A lei la parola.


Peoniae for ever
Hanno un tocco esotico e sono fantasticamente rosa shocking!
Il nuovo "must" della primavera/estate 2010 sono loro: le peonie.
Per un look assolutamente "inn", sposale con i colori dei fondali marini oppure con qualche anemone.

martedì 23 marzo 2010

Avventure della ragazza cattiva

Mah. Leggendolo ho capito che mi piace molto come scrive Vargas Llosa, ma ‘sta storia è proprio inverosimile.
Ricardo è uno squattrinato traduttore che, per tutta la sua esistenza, è tormentato dalla ragazza cattiva, la niña mala, di cui è follemente innamorato. Ora, questa tizia è veramente cattiva (troppo anche per me), infatti nel corso del romanzo si sposa quelle 8-10 volte che non fanno mai male. Parte bene, perché già da piccola finge con i suoi amichetti di essere cilena (e invece è peruviana come tutti gli altri) e, nel frattempo, tanto per tenersi in allenamento, si struscia un po’ contro uno, un po’ contro l’altro. Cresciuta, diventa militante in un’organizzazione sovversiva che la porta prima a Parigi e poi a Cuba, dove si lega a uno dei boss dei boss della rivoluzione. Non contenta, si sposa con un ricco funzionario francese a cui ruba tutto il denaro che lui aveva tenuto in un conto svizzero intelligentemente cointestato anche a lei, poi con uno inglese morbosamente appassionato di cavalli che la lascia perché bigama, dopo ancora va con un gangster giapponese e infine con il povero Ricardito. Lo farà soffrire e lo lascerà, naturalmente solo dopo essersi portata via i suoi risparmi e avergli fatto spendere centomila franchi per il suo ricovero in una clinica privata per curarla dalla depressione!
Sorvoliamo sul finale perché ho capito che non sono il suo forte.
In tutto ciò, non è tanto lei che mi stupisce, quanto lui… nient’altro che un babbeo dedito allo zerbinaggio. Ma insomma, può essere?! Io credo di no.
E comunque, se fosse sì, uno del genere meriterebbe le fiamme dell’Inferno.

sabato 20 marzo 2010

Il visconte dimezzato

Non c’è niente da fare: sono affascinata dai personaggi malvagi. Questa è stata la volta del visconte dimezzato, meglio noto come Medardo di Terralba il quale, durante una battaglia contro i turchi, viene diviso a metà con un colpo di cannone. Di lui torna a casa solo la parte cattiva, che non sa fare altro che dispensare malvagità: stermina i suoi sudditi indiscriminatamente, regala funghi velenosi ai bambini, fa credere lebbrosa la sua balia e la condanna ad un eterno esilio a Pratofungo, dà fuoco al suo stesso castello e taglia tutto quello che gli capita sotto mano a metà, così, tanto per affinità. Ma, nascosta, giace ancora la sua metà sinistra che è tanto buona quanto è cattiva l’altra, che si farà viva e riuscirà a riunirsi a lui, facendo tornare il visconte tutto intero.
Tra un personaggio eccentrico e l’altro, tra i quali spiccano il medico Trelawney, diventato tale per la sua abilità nel tresette contesa da tutti i più famosi navigatori, con la borraccia di cancarone sempre a tracolla che non si preoccupa dei malati, ma solo delle sue scoperte scientifiche perlopiù consistenti nei fuochi fatui, e Pietrochiodo il bastaio che, grazie al visconte, perfeziona l’arte di costruire forche, Calvino ci vuole parlare dell’incompletezza dell’essere umano in generale, sia esso un letterato, sia esso uno scienziato. Infatti i personaggi sono incompleti e presentano delle caratteristiche spesso contrapposte: i lebbrosi che, nel dolore della loro malattia, festeggiano sempre; il falegname buono che però costruisce patiboli per uccidere, spesso anche gli innocenti; il dottore che, in onore della sua professione, dovrebbe occuparsi degli uomini e invece preferisce fare altro. L’unico tra loro che si sente completo è proprio il visconte, o meglio la sua parte cattiva poiché, essendo stato dimezzato, l’incompletezza, dice, gli è stata tolta. D’altra parte il Buono è sì buono, ma esasperante nella sua filantropia.
Insomma, Calvino ci vuole anche dire che non esistono né bontà né cattiveria assolute, ma un po’ di tutte e due che coesistono in ogni essere umano.
Mi sa, però, che in me è prevalsa la parte cattiva. E comunque, l’erba cattiva non muore mai. Infatti io sto bene. Anche dopo un intervento chirurgico di cinque ore.

venerdì 19 marzo 2010

Quando arrivano gli “enta”

Ho compiuto da poco (diciamo poco, va’) 30 anni. Pe’ millesimo 31, direbbe mia nonna. Nonostante ciò, fino all’ultimo minuto del mio prossimo compleanno dirò che ne ho ancora 30. Eh sì, perché i 30 anni, per una donna, sono paragonabili ai 60. Infatti cominci a pensare che stai invecchiando.
Il dermatologo mi ha detto, cito testualmente: «Le donne a 16 anni cominciano ad invecchiare. Gli uomini, invece, diventano interessanti.»
In effetti io non ci avevo pensato dai tempi in cui, il giorno del mio 29esimo compleanno, mia sorella mi chiese: «Ma non festeggi?», «E perché dovrei festeggiare?», risposi io. «Perché sono gli ultimi “enti” che ti restano!». In più, la sua infelice rivelazione è stata corroborata dalla pubblicità di una nota marca di pannolini igienici che diceva: «Hai 30 anni e le prime perdite di urina?». Oddio.
Allora ripensi ai bei tempi andati, quando avevi la pelle di pesca e mo’ te va bene se te danno del kiwi. Quando d’estate, da adolescente, non ti mettevi i sandali e sudavi da cani con le Dr. Martens perché ti vergognavi dei tuoi piedi e adesso è di ben altro che ti devi vergognare… e purtroppo si estende su una superficie molto più ampia. Quando il tuo girovita era un “vitino di vespa”. Quando portavi alto lo stendardo dei mangiatori di mortadella e non ingrassavi di un etto e ora sei fortunata se non ingrassi di un chilo se mangi una caramella senza zucchero. Insomma, per farla breve, prima eri un Ferrero Roche… adesso sei solo un Mon Cheri che, si sa, rimane sempre nella scatola. Quelli sì, che erano bei tempi!
Ora che la voglia di Vuitton sale e quella delle borse di tela scende, ora che le maniglie dell’amore sono le uniche parti del tuo corpo ancora tornite, ora che per te la buccia d’arancia non è più quella con cui si fanno i canditi, ora che le tue occhiaie sono più profonde della fossa delle Marianne, ora che hai più punti neri di uno stuolo di coccinelle e che i tuoi capelli somigliano al pennacchio del cappello dei Carabinieri, devi pure combattere con la forza di gravità, tua acerrima nemica. E, come se non bastasse, si aggiunge a questo sfacelo anche la cara cellulite. Sì, vabbe’, devi usare le creme, farti i massaggi, fare tanta plin plin. Ma, se lo fai, siamo sicuri che se ne vada? No, perché io sono oramai cinque o sei mesi che m’incremo e bevo due litri d’acqua (rigorosamente naturale) al giorno, ma non mi sembra che la situazione sia cambiata un granché.
Ho quasi 31 anni, le vene varicose sono dietro l’angolo.

Come diventare buoni

Come diventare buoni è sicuramente un libro che istiga alla cattiveria. E io posso dirlo, poiché di cattiveria me ne intendo.
Racconta la storia di una donna sposata e con figli a carico che, solo per il fatto di essere un medico, crede di essere buona e tormenta i lettori per tutto il romanzo co’ ‘sta storia.
Il marito è uno pseudo scrittore che tiene una rubrica, L’uomo più arrabbiato di Holloway, sul giornale locale, una polemica contro la società, anche verso gli individui più deboli, per esempio i vecchi che, dice, dovrebbero sedersi nel posto riservato a loro sull’autobus, preparare le monete in anticipo per pagare il biglietto, non alzarsi venti minuti prima della loro fermata. Tenta, inoltre, di scrivere un libro, Green keepers, una “satira sulla cultura sentimental-lacrimosa del dopo Diana”. Mi sembra un uomo abbastanza interessante fin qui.
Dopo il tradimento di lei, però, lui si fa curare un mal di schiena da una sorta di santone, BuoneNuove, che, miracolo dei miracoli, non solo gli toglie il mal di schiena con la sola imposizione delle mani, ma gli toglie pure la cattiveria! Così diventa una specie di Madre Teresa di Calcutta: prende in casa il santone, regala i giochi dei figli ai bambini poveri, indice una riunione di quartiere al fine di convincere i suoi vicini a ospitare dei senzatetto… in pratica diventa più melenso della melassa del ghiro di Alice nel paese delle meraviglie, più stucchevole di una torta con panna immersa nel caramello e ricoperta di zuccherini colorati… tutto sommato: uno sfigato irritante.
Più di questo non so dire, perché, onestamente, non ho ben capito dove l’autore volesse andare a parare.
Avrebbe dovuto intitolarsi Come non diventare cattivi. Ma col punto interrogativo alla fine della frase e sottintendendo: dopo averlo letto, perché, dopo averlo fatto, è il lettore che diventa l’uomo più arrabbiato di tutti.
Morale della favola: essere buoni ti porterà pure un posto in Paradiso, ma ti rende estremamente noioso.

Sa(n)remo bambini che fanno “oh”… sì, ma dall’imbarazzo

Quest’anno mi sono messa, con impegno, o, come direbbe papà, di buzzo buono, a vedere il Festival di Sanremo. Soprattutto perché a presentarlo è Antonella Clerici, l’indimenticata (almeno da me) conduttrice de La prova del cuoco, la regina delle lasagne alla bolognese e delle tagliatelle di nonna Pina, la beniamina delle casalinghe, colei che porta alto lo stendardo dell’adipe che mamma natura le ha donato (e mica solo a lei).
La prima serata si è aperta all’insegna dell’allegria e dell’innovazione con Toto Cutugno, in completo bianco e orecchino di diamante, che ha presentato la sua Aeroplani. Ora, Toto, parliamone un attimo: sei arrivato sempre secondo al festival della canzone italiana, c’hai una certa età, pertanto hai due possibilità: o decidi che continuerai la tua carriera in un posto secco e freddo come la Siberia (che io so essere uno dei luoghi dove ti apprezzano di più) oppure ti metti a casa buono buono a tagliare l’erba del prato di casa tua. Ma ti prego, non continuare a tormentarci con la tua eterna lagna.
A seguire è arrivato Nino D’Angelo con un’imbarazzante canzone napoletana (il titolo dice tutto: Jammo Jà) e, per concludere quella che è stata la mia prima serata di cantanti, Pupo ed Emanuele di Savoia, che, come molti di voi avranno notato, canta come il Giudice Morton di Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Ma non è finita qui. Poi c’è stata l’intervista, se così si può definirla, di Antonella Clerici a Cassano. Io pensavo fosse straniero, visto il modo in cui parlava, invece poi l’arcano è stato svelato: è di Bari. Il commento di papà quando gliel’ho raccontato è stato: «E mo’ parla bene, dovevi senti’ prima». Fa il calciatore, ma ha scritto un libro di aforismi. Be’, non prendiamocela se gli aforismi prima li scriveva Oscar Wilde, perché viviamo in tempi moderni e chiunque può farlo. Infatti. Ha commentato uno dei migliori, che recitava così: «Ho scritto più libri di quanti ne abbia letti». Il fatto è che fino ad ora ne ha scritti solo due, quindi, se la matematica non è un’opinione, l’unico numero intero minore di due è uno. Che tristezza. A questo punto ho dovuto per forza cambiare canale. E meno male che su Rai 3 c’era Ballarò.
Poi c’ho riprovato la terza sera, ma, pure stavolta, hanno cominciato con Toto Cutugno, ancora in completo bianco con orecchino di diamante e, come se l’imbarazzo non avesse mai termine, si è presentata insieme a lui Belen Rodriguez, eterna presenza della televisione italiana, dopo la sua magistrale interpretazione ne L’isola dei famosi. La fantastica Aeroplani è stata pertanto cantata in duetto da Belen e Toto che si guardavano romanticamente nelle palle degli occhi e che faceva pressappoco così. Lui: «Amore mio stringimi forte le mani». E ha pure stonato. Lei: «Ammore mmio, dimi che mi ami».
Anche questa sera hanno proseguito la dimostrazione canora Pupo ed Emanuele Filiberto, patetica al punto tale che nemmeno la presenza del tenore che li accompagnava ha contribuito a rendere più dignitosa l’esibizione della canzone più sciovinista del festival: Italia, amore mio. E pure qua, reitera il tanto inflazionato “amore mio”. Un tormentone, come la “pace nel mondo” per le Miss. Chiaramente ho dovuto cambiare canale anche stavolta, andando su un più affidabile Annozero. Antonella… e però l’hai voluta tu! Ma rimarrai sempre, e comunque, la conduttrice più simpatica che ci sia!
Mauro Mazza, il direttore di Rai 1, ha commentato così l’evento: «Il Festival di Sanremo di quest’anno tende a somigliare all’Italia di oggi». Non posso trovarmi più d’accordo.
Morgan, non preoccuparti di non essere stato invitato al festival solo perché pippavi un po’ di coca: quelli che fanno successo a Sanremo poi svaniscono nel nulla. Qualcuno si ricorda chi sono i Jalisse?
 
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