sabato 20 aprile 2019

La stanza di Giovanni


E poi, David, quella fluidità con cui vai via dalla stanza di Giovanni, senza nemmeno dirlo, abbandonandolo, reietto, nella promiscuità di Parigi, perché appartieni a quella categoria da miopia concettuale di definirsi nella forma d’uomo anche se si è solo un Barbapapà, se poi si mette dentro un bicchiere diventa bicchiere, e non parliamo dell’uomo come concetto ché incarni un maschio poco uomo, non tanto nella sessualità quanto nei sentimenti, e, Hella, tu sei una femmina poco uomo, di quelle femmine che meglio accompagnate male che sole e l’emancipazione manco col binocolo, cara mia, quest’apostrofo roseo ha rovinato intere generazioni.
Però poi forse è così, l’amore è solo imperfetto e, se non è così, è quello dei libri.

lunedì 11 marzo 2019

Il teorema di esistenza degli zeri


e insomma pare che ho scritto un romanzo, tutto destrutturato che non se capisce gnente, ma, secondo me, che sono l’autrice e quindi non posso dirlo, ci stanno pure certi bei pezzi, tante tante citazioni, ma mica per spocchia, come qualcuno potrebbe pensare, ché io parlo e soprattutto penso per citazioni, che poi mi dicono che è un esercizio di stile e in parte è vero, epperò non ricordo quale autore diceva che il romanzo è solo la punta dell’iceberg e sotto ci stanno un sacco di cose e, cavolo, c’aveva ragione, per cui, sì, è un esercizio di stile ma un pensiero lo scrivo a flusso di coscienza, una lettera la scrivo come una lettera, un teorema lo scrivo coi grafici e se penso e nel frattempo suono il piano io sotto alle parole ci voglio la musica, e quindi ci stanno cose che è meglio dirle in una forma piuttosto che nell’altra e la costruzione diventa artificiosa solo se si fa fatica a farla, e poi il dialetto è la ricchezza di un popolo, guarda accabadora l’arminuta creuza de mä ragazzi di vita e tutto pasolini, e quindi imbastardire il dialetto come camilleri, come dice qualcuno, meglio che lo fa camilleri che lo sa fare, c’avessi provato io non so se e come ci sarei riuscita, per cui sono contenta e orgogliosa, poi il libro, come oggetto, è bello, la copertina l’ha fatta mia sorella e è bellissima (anche se la citazione delle nuvole di infinite jest non l’apprezzo e l’avrei preferita bianca come l’aveva disegnata la prima volta) e in quanto a diffusione lo sapevo, non se lo leggerà nessuno, ché toccherebbe scriversi i personaggi, ragionare sulla storia e sui suoi perché, e in quanto a promozione castelvecchi poca cosa e a ben ragione, ché dal 1947 al 2018 è stata nei dodici finalisti allo strega una volta sola e indovina quest’anno chi c’è tra la cinquantina di proposte degli amici della domenica?


giovedì 3 gennaio 2019

Cliché


In Puglia fanno questa cosa dei fichi maritati, che mettono i fichi, spaccati a metà, a seccare al sole, e poi quando li devono riempire devono trovare il compagno, e mai nessuno che abbia pensato a dividere il fico in due e riunire le due metà, perciò il bello è che devono trovare una metà che combaci, perciò quello che devono trovare è l’altra metà della mela del fico e tutto ciò mi ricorda tanto la storia di Platone del maschio-maschio e della femmina-femmina e dell’ermafrodito, dunque si pensa in genere per cliché, accoppiati, come presa che dopo vuole sale oppure culo. Oppure indorare che vuole pillola, àncora che vuole salvezza oppure tatuaggio da marinaio, Salvini che vuole coglione, Pizzuto che vuole C A P O L A V O R O, e adesso che siamo in tema di bilanci lo posso dire, che questo 2018 mi ha portato parecchie cose, Trivial Pursuit letterario (due copie, aspetto di sostituirlo con quello su Harry Potter), il Circolo Pickwick su IJ tutti noi coi cappelli, il mio romanzo, il salone del libro di Torino, per me ancora una delle città invisibili perché non ho mai visto il museo egizio, la Mole eccetera, chissà se esistono, non capisco ancora Borges, Accabadora, Settanta acrilico trenta lana e chi l’avrebbe mai detto che avrei fatto un corso zen di scrittura con l’autrice, al Pigneto, poi, L’arminuta che pare sia passata da Castelvecchi come la Postorino delle Assaggiatrici, e Castelvecchi pare che c’indovina, con gli autori, e speriamo che non smette, ma anche Petrolio e Suttree, oltre all’orgoglio parentale di Elisuia che ha scritto Maira Nereide e, last but not least, Lorenzo. E, insomma, io il mio fico l’ho maritato, quest’anno.
 
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