mercoledì 4 luglio 2018

Questione di titoli


che poi, a me, io ai titoli ci tengo e per esempio l’amore non va in vacanza fa cagare, come titolo, se poi consideri che cameron diaz incontra jude law che è bellissimissimo, inglese, laureato in letteratura, curatore di libri, padre di due bambine che giocano in una tenda rosa con le stelle e cuce tutù di domenica e non poteva finire diversamente che lei corresse nella neve con tacco dodici e chi di noi non l’avrebbe fatto, io sì, per esempio, e anche every love story is a ghost story è un bel titolo, in inglese, se poi però lo traduci in italiano diventa ogni storia d’amore è una storia di fantasmi che pure fa cagare, come anche le amicizie pericolose, spesso tradotto come le relazioni pericolose che poi lì devi scegliere se essere esatto filologicamente oppure no, ché sarebbe meglio il secondo ma corretto il primo, poi per fortuna ci stanno pure settanta acrilico trenta lana o l’arminuta oppure si riparano bambole, che è un titolo bellissimo di un libro bellissimo, non così, per esempio, il teorema di esistenza degli zeri, che non è, l’assicuro, una deriva giordanesca della solitudine dei numeri primi, non è, purtroppo, altrettanto geniale, come titolo, ma in tutto quel casino non m’è venuto in mente altro.

sabato 30 giugno 2018

Reading challenge n. 9: autore scandinavo (L’anno della lepre)


Surreale non è perché per me surreale è, per esempio, I fiori blu; ironico non è perché per me ironico è, per esempio, Infinite Jest; comico non è perché per me comico è, per esempio, La delfina bizantina, però poi magari sono io, il problema, ché è da poco che ho scoperto Pizzuto e a quel livello di perfezione, signori e signore, davvero pochi e non certo questo.
Dunque il merito di Iperborea è la copertina, come colori, intendo, e pure come formato. Però io, sai, l’ho comprato in ebook.

venerdì 11 maggio 2018

Colorare dentro ai margini


Hanno chiesto ai bambini dell’asilo, che poi ora si chiama scuola dell’infanzia ma per me è sempre asilo, quale momento li rendesse felici e io, non per dire, ma questi bambini hanno risposto Farsi abbracciare da mamma e papà, Ricevere un regalo di compleanno, Festeggiare Natale, che è normale, sono bambini, e invece mia nipote, non per dire che è mia nipote, eh, però mia nipote ha risposto Colorare dentro ai margini, che se permetti sarà una risposta da disordine ossessivo-compulsivo ma non è certo Farsi abbracciare da mamma e papà. Mia nipote, infatti, non per dire che è bella ma in effetti è parecchio bella, e sveglia, non perché è mia nipote ma è sveglia e bella e mangia poco e spesso pane e robiola, ma d’altro canto in famiglia noi pesiamo al massimo come bambini e siamo alti come hobbit, però mia nipote è più bella e parla tanto, davvero tanto, mia cugina era persino preoccupata che non parlasse ma poi ha cominciato e non ha smesso più, sarà perché ha ripreso dal padre, ché io non lo so, ma il carattere del padre è il carattere migliore che esista e allora, se dovevo augurare a mia nipote qualcosa, fossi stata Serenella, dopo che Flora le aveva fatto il dono della bellezza, che ha funzionato, dopo che Fauna le aveva fatto il dono del canto, che invece ha funzionato molto meno, fossi stata Serenella, dicevo, le avrei fatto il dono del carattere del padre, che infatti ha funzionato, e quindi quando fa qualche marachella e poi parla e ride, non so, forse dovrei rimproverarla, ma quello lo lascio ai genitori che devono educarla, io sono la zia e voglio dire solo e sempre sì, anche perché c’è questa cosa che a lei piacciono le sirene, e io la trovo un’idea un sacco romantica anche se poi il suo cartone preferito è Frozen, e adora vestirsi da principessa Sofia, e sa già leggere a cinque anni solo che qualche volta bara perché invece di leggere vede la figura, e la sua canzone preferita è Despacido, ch’è parecchio truzza come canzone, parecchio truzza come video, parecchio truzza come movenze che lei replica come un’Alice attraverso uno schermo tv a sessanta pollici ché poi io, non so come dire, ma a guardarla mi sembra tanto di colorare dentro i margini.

sabato 5 maggio 2018

Reading challenge n. 20: erotico di qualità (Paura di volare)

Insomma questa Erica Jong ha scritto un libro erotically correct con protagonista questa Isadora Zelda White Stollerman Wing che è una che se fosse una dei giorni nostri si farebbe i selfie sexy facendo finta che non sono selfie ma poi si vede lo smartphone riflesso negli occhiali da sole appoggiati sul naso appoggiato sulla bocca a culo di gallina e servono, questi selfie, per rimorchiare l’ennesimo marito su qualche social network tipo Tinder, dato che i suoi matrimoni durano meno di una maglietta di Zara.
Questa Isadora Zelda, insomma, anticonformista come un’impiegata dell’Agenzia delle Entrate, noiosa come una cartella di Equitalia non rottamata, chiama la madre col nome di battesimo pensando di essere molto moderna e scrive poesie pseudoerotiche anche se l’eros quello vero non sa manco dove sta di casa e al limite lo pensa come quello che duetta con Anastasia nei concerti.
Consiglierei altre letture, e non mi farei ingannare dalla copertina e dalla quarta di copertina, andrebbe fatta una verifica per pubblicità ingannevoli.

sabato 24 marzo 2018

puoi russare un po’ più piano?


mia madre è morta oggi, 16 marzo 2018, coi lumini lampeggianti di rosso e il roll-up della madonna dietro la bara che fa tanto gomorra e quindi oggi, a quasi quarant’anni, la nostra infanzia finisce per sempre e tu sei morta e io pensavo che sarebbe stata come la storia di report che lo guardi la sera e il giorno dopo dici succederà un casino ma non succede niente dunque tu sei morta e io dicevo domani il mondo si fermerà ma poi non si è fermato e è andato avanti lo stesso nonostante a me, per un attimo, mi si è fermato il cuore perché pensavo un pensiero a forma di questo ricordo non ti consoli quando si muore si muore soli, ma mi sono tranquillizzata perché sarà pure vero però poi il momento in cui muori è uno solo e prima ce ne sono migliaia, dunque qualcosa che mi consola c’è e è che fino alla fine siamo stati una vera famiglia perché vi vedevo lì su quel letto, voi due, che ve ne stavate lì colle teste in bianco e nero e io lo so che l’amore è infinito però non riesco a immaginare che ce ne possa essere di più e nemmeno che il mondo possa continuare, ma d’altro canto lo penso anche di report.
ho provato a dirti non ti arrendere non ti arrendere ma era solo per me, fossi stata mai in grado di pensare agli altri prima che a me stessa sarei stata te, e forse è per questo che non sono diventata mamma, perché per fare la mamma bene come l’hai fatta tu ci vuole che in punto di morte pensi a noi come alle monelle che si devono mettere a letto e dormire, ché è notte e tu dormivi tanto bene, pure se respiravi russando come al solito e russando non hai respirato più e è arrivato il momento giusto, il momento giusto per morire nel sonno dei giusti senza pensieri parole opere omissioni (infatti il prete quasi lo cacciavi) la morte dei giusti dunque a quel funerale c’erano troppi pochi fiori e troppe poche persone e troppe persone sbagliate che stavano lì a vedere che entravi in quel fornetto troppo piccolo fossi stata viva avresti detto spostatelo un po’ più in basso no troppo ancora un po’, ma ci abbiamo pensato noi a renderti confortevole la bara, giusto nel caso in cui dovessi fare una partitella a briscola con nonno, a cui abbiamo dato le carte, così abbiamo messo a te il blocchetto e la penna per segnare i punti ché, si sa, nonno è una gran zelletta perciò io lo so che mi chiedi pace, infatti l’ulivo benedetto casca sempre quando entro nella tua stanza dall’immagine di papa wojtyła, però io non so non riesco a perdonare e pure se dopo tutta la malattia mi sento molto zen in realtà è uno specchietto per le allodole come in quel film quando jane fonda s’incazza perché suo figlio sta per sposare jennifer lopez e tutta la calma interiore della clinica riabilitativa va affanculo perché tu hai seminato sempre e solo amore e solo amore dovevi raccogliere e invece no, invece ti hanno fatto male e io ero troppo concentrata su me stessa per poterti difendere potessi tornare indietro nel tempo farei tante cose per esempio scriverei di più, di te, della tua storia ma non so scriverla bene come tu l’hai vissuta e non so bene se il mondo è pronto per la tua storia come per i quattro puntini di gadda ma quello che mi consola è che se un paradiso c’è tu stai lì a giocare a carte con nonno, puoi russare un po’ più piano?

martedì 27 febbraio 2018

La famiglia tradizionale

Insomma c’era quella volta che, al liceo, questa mia amica tradusse Noli te oro con Non voglio oro da te, che mi sembrava molto fantasioso e io non sarei mai stata in grado di sbagliare a quel modo, non ne sarei mai stata in grado perché spesso manco di fantasia e oro io me lo ricordo fin da piccola che si dice aurum perché c’è quella questione della tabella periodica degli elementi in cui au o era l’inizio di una carta d’identità oppure oro. Per questo forse io Saving Mr. Banks non l’ho capito, per mancanza di fantasia, ché io andavo cercando il momento in cui lei avrebbe salvato Mr. Banks, ma non solo non lo salva, Mr. Banks proprio non c’è, era solo un’invenzione della Disney. Allora, cercando e cercando, ho capito perché P.L. Travers si mise a piangere di rabbia durante la prima del film. La vedeva diversa, lei, la famiglia, ché sarebbe bello vederla tutti uguale, ma non è così. E non è un discorso alla Giorgia Meloni che fa un figlio col convivente e dice che è famiglia pure quella, è un discorso per dire che era Disney che voleva che Mrs. Banks si guardasse i figli da sola senza Mary Poppins senza fare quei discorsi da suffragetta e salvare Mr. Banks, mentre P.L. Travers pensava a raccontare Mary Poppins alle sorelline perché c’era il padre alcolista che stava per morire e la madre per suicidarsi. Poi è successo che era andata male e non le piacevano solo gli uomini, e di quelli aveva scelto quello sposato, ma le piacevano le cose complicate, perciò ha scelto una due tre donne finché si sono fatti quarant’anni e ha dovuto adottare uno di due gemelli irlandesi solo perché imparentati col traduttore di Yeats perché avrebbero avuto un pedigree letterario. Non sempre tutto è perfetto. Io, per dire, lo capisco benissimo, perché sono una lettrice a cui i libri piace leggerli più che collezionarli anche se mi piacciono tanto le librerie ma mi piacciono di più le biblioteche e questo perché se avessi potuto accatastare un libro sull’altro su una libreria non sarei andata in biblioteca e avrei letto solo quello che potevo comprare, per questo il discorso dell’odore dei libri non lo capisco, beninteso, va bene pure così, però poi per me mia mamma era mia zia, e a me il sugo della domenica, mentre guardavo Carmen Sandiego, me lo faceva lei, e andava bene pure così, chissà che fine avrà fatto.
 
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