che poi, a me, io
ai titoli ci tengo e per esempio l’amore non va in vacanza fa cagare, come
titolo, se poi consideri che cameron diaz incontra jude law che è
bellissimissimo, inglese, laureato in letteratura, curatore di libri, padre di
due bambine che giocano in una tenda rosa con le stelle e cuce tutù di domenica
e non poteva finire diversamente che lei corresse nella neve con tacco dodici e
chi di noi non l’avrebbe fatto, io sì, per esempio, e anche every love story is
a ghost story è un bel titolo, in inglese, se poi però lo traduci in italiano
diventa ogni storia d’amore è una storia di fantasmi che pure fa cagare, come
anche le amicizie pericolose, spesso tradotto come le relazioni pericolose che
poi lì devi scegliere se essere esatto filologicamente oppure no, ché sarebbe meglio
il secondo ma corretto il primo, poi per fortuna ci stanno pure settanta
acrilico trenta lana o l’arminuta oppure si riparano bambole, che è un titolo
bellissimo di un libro bellissimo, non così, per esempio, il teorema di
esistenza degli zeri, che non è, l’assicuro, una deriva giordanesca della solitudine
dei numeri primi, non è, purtroppo, altrettanto geniale, come titolo, ma in
tutto quel casino non m’è venuto in mente altro.
mercoledì 4 luglio 2018
sabato 30 giugno 2018
Reading challenge n. 9: autore scandinavo (L’anno della lepre)
Surreale non è
perché per me surreale è, per esempio, I
fiori blu; ironico non è perché per me ironico è, per esempio, Infinite Jest; comico non è perché per
me comico è, per esempio, La delfina
bizantina, però poi magari sono io, il problema, ché è da poco che ho
scoperto Pizzuto e a quel livello di perfezione, signori e signore, davvero
pochi e non certo questo.
Dunque il merito
di Iperborea è la copertina, come colori, intendo, e pure come formato. Però
io, sai, l’ho comprato in ebook.
venerdì 11 maggio 2018
Colorare dentro ai margini
Hanno chiesto ai
bambini dell’asilo, che poi ora si chiama scuola dell’infanzia ma per me è
sempre asilo, quale momento li rendesse felici e io, non per dire, ma questi
bambini hanno risposto Farsi abbracciare da mamma e papà, Ricevere un regalo di
compleanno, Festeggiare Natale, che è normale, sono bambini, e invece mia
nipote, non per dire che è mia nipote, eh, però mia nipote ha risposto Colorare
dentro ai margini, che se permetti sarà una risposta da disordine
ossessivo-compulsivo ma non è certo Farsi abbracciare da mamma e papà. Mia
nipote, infatti, non per dire che è bella ma in effetti è parecchio bella, e
sveglia, non perché è mia nipote ma è sveglia e bella e mangia poco e spesso
pane e robiola, ma d’altro canto in famiglia noi pesiamo al massimo come bambini
e siamo alti come hobbit, però mia nipote è più bella e parla tanto, davvero
tanto, mia cugina era persino preoccupata che non parlasse ma poi ha cominciato
e non ha smesso più, sarà perché ha ripreso dal padre, ché io non lo so, ma il
carattere del padre è il carattere migliore che esista e allora, se dovevo
augurare a mia nipote qualcosa, fossi stata Serenella, dopo che Flora le aveva
fatto il dono della bellezza, che ha funzionato, dopo che Fauna le aveva fatto
il dono del canto, che invece ha funzionato molto meno, fossi stata Serenella,
dicevo, le avrei fatto il dono del carattere del padre, che infatti ha
funzionato, e quindi quando fa qualche marachella e poi parla e ride, non so,
forse dovrei rimproverarla, ma quello lo lascio ai genitori che devono
educarla, io sono la zia e voglio dire solo e sempre sì, anche perché c’è
questa cosa che a lei piacciono le sirene, e io la trovo un’idea un sacco
romantica anche se poi il suo cartone preferito è Frozen, e adora vestirsi da
principessa Sofia, e sa già leggere a cinque anni solo che qualche volta bara
perché invece di leggere vede la figura, e la sua canzone preferita è
Despacido, ch’è parecchio truzza come canzone, parecchio truzza come video,
parecchio truzza come movenze che lei replica come un’Alice attraverso uno
schermo tv a sessanta pollici ché poi io, non so come dire, ma a guardarla mi
sembra tanto di colorare dentro i margini.
sabato 5 maggio 2018
Reading challenge n. 20: erotico di qualità (Paura di volare)
Insomma questa
Erica Jong ha scritto un libro erotically correct con protagonista questa Isadora
Zelda White Stollerman Wing che è una che se fosse una dei giorni nostri si
farebbe i selfie sexy facendo finta che non sono selfie ma poi
si vede lo smartphone riflesso negli occhiali da sole appoggiati sul naso
appoggiato sulla bocca a culo di gallina e servono, questi selfie, per
rimorchiare l’ennesimo marito su qualche social network tipo Tinder, dato che i
suoi matrimoni durano meno di una maglietta di Zara.
Questa Isadora
Zelda, insomma, anticonformista come un’impiegata dell’Agenzia delle Entrate,
noiosa come una cartella di Equitalia non rottamata, chiama la madre col nome
di battesimo pensando di essere molto moderna e scrive poesie pseudoerotiche anche
se l’eros quello vero non sa manco dove sta di casa e al limite lo pensa come quello
che duetta con Anastasia nei concerti.
Consiglierei
altre letture, e non mi farei ingannare dalla copertina e dalla quarta di
copertina, andrebbe fatta una verifica per pubblicità ingannevoli.
sabato 24 marzo 2018
puoi russare un po’ più piano?
mia madre è morta oggi, 16 marzo 2018, coi lumini
lampeggianti di rosso e il roll-up della madonna dietro la bara che fa tanto
gomorra e quindi oggi, a quasi quarant’anni, la nostra infanzia finisce per
sempre e tu sei morta e io pensavo che sarebbe stata come la storia di report
che lo guardi la sera e il giorno dopo dici succederà un casino ma non succede
niente dunque tu sei morta e io dicevo domani il mondo si fermerà ma poi non si
è fermato e è andato avanti lo stesso nonostante a me, per un attimo, mi si è
fermato il cuore perché pensavo un pensiero a forma di questo ricordo non ti
consoli quando si muore si muore soli, ma mi sono tranquillizzata perché sarà
pure vero però poi il momento in cui muori è uno solo e prima ce ne sono migliaia,
dunque qualcosa che mi consola c’è e è che fino alla fine siamo stati una vera
famiglia perché vi vedevo lì su quel letto, voi due, che ve ne stavate lì colle
teste in bianco e nero e io lo so che l’amore è infinito però non riesco a
immaginare che ce ne possa essere di più e nemmeno che il mondo possa
continuare, ma d’altro canto lo penso anche di report.
ho provato a dirti non ti arrendere non ti arrendere ma era
solo per me, fossi stata mai in grado di pensare agli altri prima che a me
stessa sarei stata te, e forse è per questo che non sono diventata mamma,
perché per fare la mamma bene come l’hai fatta tu ci vuole che in punto di
morte pensi a noi come alle monelle che si devono mettere a letto e dormire,
ché è notte e tu dormivi tanto bene, pure se respiravi russando come al solito
e russando non hai respirato più e è arrivato il momento giusto, il momento
giusto per morire nel sonno dei giusti senza pensieri parole opere omissioni
(infatti il prete quasi lo cacciavi) la morte dei giusti dunque a quel funerale
c’erano troppi pochi fiori e troppe poche persone e troppe persone sbagliate
che stavano lì a vedere che entravi in quel fornetto troppo piccolo fossi stata
viva avresti detto spostatelo un po’ più in basso no troppo ancora un po’, ma
ci abbiamo pensato noi a renderti confortevole la bara, giusto nel caso in cui
dovessi fare una partitella a briscola con nonno, a cui abbiamo dato le carte,
così abbiamo messo a te il blocchetto e la penna per segnare i punti ché, si
sa, nonno è una gran zelletta perciò io lo so che mi chiedi pace, infatti l’ulivo
benedetto casca sempre quando entro nella tua stanza dall’immagine di papa wojtyła, però io non so non riesco a perdonare e pure se dopo
tutta la malattia mi sento molto zen in realtà è uno specchietto per le
allodole come in quel film quando jane fonda s’incazza perché suo figlio sta per
sposare jennifer lopez e tutta la calma interiore della clinica riabilitativa
va affanculo perché tu hai seminato sempre e solo amore e solo amore dovevi
raccogliere e invece no, invece ti hanno fatto male e io ero troppo concentrata
su me stessa per poterti difendere potessi tornare indietro nel tempo farei
tante cose per esempio scriverei di più, di te, della tua storia ma non so
scriverla bene come tu l’hai vissuta e non so bene se il mondo è pronto per la
tua storia come per i quattro puntini di gadda ma quello che mi consola è che
se un paradiso c’è tu stai lì a giocare a carte con nonno, puoi russare un po’
più piano?
martedì 27 febbraio 2018
La famiglia tradizionale
Insomma c’era quella volta che, al liceo, questa mia amica
tradusse Noli te oro con Non voglio oro da te, che mi sembrava molto fantasioso
e io non sarei mai stata in grado di sbagliare a quel modo, non ne sarei mai stata
in grado perché spesso manco di fantasia e oro io me lo ricordo fin da piccola
che si dice aurum perché c’è quella questione della tabella periodica degli
elementi in cui au o era l’inizio di una carta d’identità oppure oro. Per
questo forse io Saving Mr. Banks non l’ho capito, per mancanza di fantasia, ché io
andavo cercando il momento in cui lei avrebbe salvato Mr. Banks, ma non solo
non lo salva, Mr. Banks proprio non c’è, era solo un’invenzione della Disney.
Allora, cercando e cercando, ho capito perché P.L. Travers si mise a piangere
di rabbia durante la prima del film. La vedeva diversa, lei, la famiglia, ché
sarebbe bello vederla tutti uguale, ma non è così. E non è un discorso alla
Giorgia Meloni che fa un figlio col convivente e dice che è famiglia pure
quella, è un discorso per dire che era Disney che voleva che Mrs. Banks si
guardasse i figli da sola senza Mary Poppins senza fare quei discorsi da
suffragetta e salvare Mr. Banks, mentre P.L. Travers pensava a raccontare Mary
Poppins alle sorelline perché c’era il padre alcolista che stava per morire e
la madre per suicidarsi. Poi è successo che era andata male e non le piacevano
solo gli uomini, e di quelli aveva scelto quello sposato, ma le piacevano le
cose complicate, perciò ha scelto una due tre donne finché si sono fatti
quarant’anni e ha dovuto adottare uno di due gemelli irlandesi solo perché
imparentati col traduttore di Yeats perché avrebbero avuto un pedigree
letterario. Non sempre tutto è perfetto. Io, per dire, lo capisco benissimo,
perché sono una lettrice a cui i libri piace leggerli più che collezionarli
anche se mi piacciono tanto le librerie ma mi piacciono di più le biblioteche e
questo perché se avessi potuto accatastare un libro sull’altro su una libreria
non sarei andata in biblioteca e avrei letto solo quello che potevo comprare,
per questo il discorso dell’odore dei libri non lo capisco, beninteso, va bene
pure così, però poi per me mia mamma era mia zia, e a me il sugo della
domenica, mentre guardavo Carmen Sandiego, me lo faceva lei, e andava bene pure
così, chissà che fine avrà fatto.