Ecco io, per esempio, penso che mi scoppia la testa, a
pensare tutte queste cose qua del riscaldamento globale dei pannelli
fotovoltaici di Trump che c’ha il bottone più grosso. Poi lo so che il mondo
andrebbe meglio se tutti ci mettessimo dall’altra parte, e ci credo, e vorrei
farlo anch’io, però quando parlo con un Trump qualsiasi mi sembra di parlare
con uno che confonde accento e apostrofo, così, come fossi una maestra che
parla dal pulpito ma sa di esserci, sul pulpito. Dunque direi che il concetto
della bustina biodegradabile, a me, mi fa pensare a un mondo più pulito e mi
sento come la bambina di Winnies cogli occhi neri, bellissima e circondata di
verde e prato, perché adesso che l’Arpa deve cercare le sostanze tossiche nel
capannone dove c’erano i pneumatici e ora sono andati a fuoco, ecco io,
insomma, vi romperei quella testa e ci metterei dentro un E Secondo Te Che
Cazzo Emette Uno Pneumatico Bruciato, senza nemmeno il punto interrogativo alla
fine, ché la domanda è retorica. E invece voi vi state preoccupando dei
sacchetti biodegradabili del supermercato. Poi penso che è colpa di chi sta nel
posto sbagliato e penso che non è tanto la laurea che mi scoccia, è più il
fatto del più migliore che proprio non mando giù. Ecco io, insomma, i panni di
qualcun altro non so, forse mi stanno grandi.
giovedì 4 gennaio 2018
sabato 4 novembre 2017
La mia copertina di "Infinite Jest"
Da LSC Mag anno VI, numero 1, Di copertine intelligenti.
(Ovviamente io l'ho solo pensata, l'ha disegnata mia sorella.)
mercoledì 21 dicembre 2016
Letterina di Natale 2016
Caro
Babbo Natale,
ti spiego un attimo la situazione qui da noi
ché devo fare qualche pensierino.
Cominciamo con una notizia che arriva da
oltreoceano. Il nostro Lapo Elkann, a New York per molestare qualche trans
nell’esercizio delle sue funzioni, finisce le banconote che arrotolava per tirare
il talco dell’allegria di Pollon. E che fa? Invece di farsi ricaricare la
PostePay, pensa bene di simulare un rapimento per riscuotere il riscatto.
Nel frattempo in Italia c’era un importante
referendum. Si trattava di rispondere a un quesito, posto in maniera chiara e
veritiera, su piccoli cambiamenti alla nostra Costituzione. Niente di
complesso, una cosa a crocette. Pare che abbia vinto il no, ma secondo me hanno
contato male, per via delle matite cancellabili.
Ci siamo impegnati tanto, noi italiani, ma,
si sa, allo scritto non rendiamo. Andiamo meglio all’orale, guarda tu Madonna e
come si sarebbe prodigata a favore degli elettori di Hillary. La quale,
d’altronde, qualcosa di tradizioni orali alla Casa Bianca la sa.
Per questa storia del referendum, il nostro
presidente del Consiglio, dopo mille intensi giorni, si è dimesso. È tornato,
solo e emarginato dal gruppo come Melanie C, al suo paese, a arrostire sul fuoco
marshmallows.
Ma tutt’a posto al Governo, eh, ché è
rimasto il tarocco cinese del precedente. Dunque, invece di mandare gli
incapaci a intrecciare cesti di rafia o raccogliere lavanda per confezionare profumini
da armadio, sono restati gli esponenti migliori. Soprattutto le quote rosa.
Prima, per crearti un’onorata carriera da
ministro, dovevi avere all’attivo un paio di calendari nuda o al più dire
qualche stronzata su un tunnel immaginario da Ginevra al Gran Sasso. Oggi no.
Oggi serve di più.
E non parlo della laurea, come la Cepu di Valeria
Fedeli. Bisogna inventarsi qualcosa di diverso.
Per questo la Boschi si è impegnata in un
conflitto di interessi con Banca Etruria. E noi ce la teniamo, perché nessuno
può mettere Baby in un angolo.
La Lorenzin, invece, ha optato per una roba
che ha chiamato Fertility Day, una campagna pubblicitaria alla stregua del
Ventennio fascista inneggiante alla fertilità.
A noi over 35 senza figli, però, non è
piaciuta. Ci siamo sentite un po’ piccate, ché colle prospettive che abbiamo
oggi, al massimo possiamo aspirare al posto rosa al parcheggio di Ikea.
Insomma tutti a prendere per l’orecchio la
ministra. Ma lei non c’entrava. Lei, quella locandina, non l’aveva mica
approvata così. Alla domanda a piacere, invece di avvalersi della facoltà di
non rispondere o, al più, consultare Yahoo Answers, ha mostrato a tutti le
prove della sua innocenza. Sbiadite.
Qui a Roma pure un disastro: la nostra
sindaca Raggi prima non riusciva a fare una giunta, e poi, una volta fatta, i
componenti si sono dimessi così velocemente manco qualcuno avesse fatto una
puzzetta.
Infine c’è stata l’assegnazione del Nobel
per la letteratura, che per la prima volta nella storia è andato a un cantautore
del calibro di Dylan. Però, la sera della premiazione, Bob ha mandato Patti
Smith al posto suo perché lui doveva vedere una retrospettiva di Truffaut. In latino.
All’Accademia di Svezia aspettano ancora Godot.
Dunque, caro Babbo, dovresti portare:
Un orgasmo simulato a Lapo Elkann.
Una matita indelebile a Piero Pelù.
Un burro cacao superidratante a Madonna,
anche se sfortunatamente ha vinto Trump.
Mille giorni
di te e di me, interpretata da Bob Dylan, a
Renzi.
Una stanza piena di correntisti di Banca
Etruria alla Boschi.
Una tinta per capelli, color Adinolfi, alla Fedeli.
Un grafico sottopagato alla Lorenzin.
Una scenografia per selfie a Virginia Raggi.
E infine, un altro prestigioso premio a Dylan. È
trapelata qualche indiscrezione: la Pro Loco di Montopoli di Sabina gli
consegnerà l’Olivo D’Oro. Bella, Bob, ce vedemo in piazza, ’n te ’nventa’ scuse!
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martedì 29 novembre 2016
A Bob, e cala da ’ssa cerasa
Arrivo
tardi – come Trenitalia (ma l’importante è partecipare) – sulla dibattuta
questione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan.
Si
è tanto detto sulla possibilità della canzone come declinazione del più grande
concetto di letteratura e non sarò certo io la baciapile di turno pronta a
negare la dignità delle svariate forme espressive della parola.
L’anamnesi
della letteratura parla chiaro, e ci dice che siamo partiti dall’ode per
arrivare al romanzo odierno, compreso il non-fiction, come piace tanto dire
agli americani, passando per il componimento dove il confine tra prosa e poesia
diventava labile.
Personalmente,
poi, considero alla stregua del romanzo anche il fumetto – un esempio su tutti:
Watchmen. (Diverso invece il caso del
film che procede per immagini, forma
predominante del narrato e non parallela alle parole, come il fumetto.)
Ma
più di tutto questo, c’è un sillogismo aristotelico inoppugnabile per cui
canzone = poesia, poesia = letteratura, da cui il corollario canzone =
letteratura.
Dunque
tutto si riduce non al mezzo di declinazione della parola, ma, più che altro, a
ciò che si fa con essa. Si può anche parlare della danza di accoppiamento dell’uccello
del paradiso. O di una cipolla da regalare per San Valentino (eh sì, guarda tu
che te crea Carol Ann Duffy in Valentine).
Piuttosto,
quello che mi preme sottolineare è che la canzone gode – ahimè – di un supporto
mediatico che la letteratura in forma scritta non vedrà mai. (Per
capirci, se Dylan qualcuna che si toglierebbe il reggiseno strappandosi i
capelli ancora la trova, confido nel fatto che Philiph Roth non riceverebbe manco
un selfie porno da una fan affetta da disturbo della personalità.)
Perché,
diciamocela tutta, la massa è avvezza all’arte, sì, ma se è un po’ più prosaica
di “Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta” è meglio (poi quel “Pelide”
richiede uno sforzo di conoscenza della mitologia greca, un sottofondo non
detto, che poi tocca studiare).
Perciò,
mi chiedo, per quale recondito motivo insignire del Nobel un cantautore sostenuto
da apparati mainstream molto più forti dei canali attraverso i quali si muovono
il romanzo, la poesia, il fumetto e compagnia bella? (Certo, poi meglio Dylan
che Murakami: ma non diciamo sciocchezze, per favore.)
E,
ancora, perché non buttare al secchio la regola secondo cui non si può
scegliere un letterato morto? Perché non gli si possono consegnare fisicamente quei
novecentomila euro e rotti?! (A questo proposito avrei qualcosina da dire ai
tizi dell’accademia svedese a proposito del merito di Wallace, ma pure –per un
po’ di sano sciovinismo che non fa mai male – sull’Umberto Eco nazionale, senza
poi nemmeno nominare lo straordinario Gadda perché capisco che il mondo non è
ancora pronto per la sua “sovrana coscienza dell’impossibilità di dire: Io”.)
Insomma, qualcun altro bravino a cui dare il premio ce
l’avevamo, vedi il già citato Philiph Roth o la por’anima de Don DeLillo, che
forse la sera della premiazione avrebbero pure rinunciato al campionato di
rutto libero come invece Bob sembra non aver la più pallida intenzione di fare.
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