Il problema è che imparo ciò che tu mi insegni. Se mi insegni, fin da piccola, che devo portare un burqa per nascondere i capelli, preservando la mia purezza per un uomo che mi picchierà, e che sarà legittimato a farlo, rimarrò casta per l’uomo che mi picchierà. Se mi insegni che devo morire per la mia religione, perché quando sarò morto avrò uno stuolo di vergini pronte a compiacermi in paradiso, morirò credendo di aver combattuto per la cosa giusta. Se mi insegni che posso arrivare dove voglio, come voglio e quando voglio in cambio di favori, distribuirò i miei favori. Se mi insegni solo a sculettare, perché mi fai credere che il culo sia l’unica parte di me degna di essere mostrata, mostrerò solo il culo. È questo il problema. Non è che un vecchio, tra le propria mura domestiche, paghi donne disinibite per prestazioni sessuali. Quello a me non interessa. Neanche se è il Presidente del Consiglio. Il problema è che tu dovresti essere un modello. E, come tale, devi essere migliore di me. Devi insegnarmi ad amare parole, non cose. Nemmeno se quelle cose sono di Vuitton. Devi insegnarmi ad amare la poesia, perché siamo un “popolo di poeti”. Devi insegnarmi ad amare la cultura, perché è di quella che posso, se voglio, campare. Devi insegnarmi a pensare con la mia testa, perché è questo che intendiamo da quando diciamo che “oltre le gambe c’è di più”. Perché ci sono altre donne. Che se sentono l’intervista di una che dice che qualcuno le ha dato 1000 euro per fare shopping in cambio di qualcosa che vale di più di un occhio della testa – ma che proprio occhio non è – s’incazzano. Perché, loro, per guadagnarsi 1000 euro ci mettono un mese.
sabato 22 gennaio 2011
martedì 18 gennaio 2011
A Cinderellissima story
A tutti quelli che stanno leggendo il mio blog per la prima volta: per favore, datemi un’altra possibilità. Oggi sto male. E, forte di questa condizione sofferente, spero che tutto quello che dirò non verrà usato contro di me.
Come sempre quando sto male, passo giornate intere inebetita davanti allo schermo a vedere serie televisive che neanche la più ottusa delle adolescenti, così che possano venirmi occhiaie castane, ché il tono su tono coi miei capelli ci sta bene.
Be’, insomma, ne sto guardando una di quelle in cui il più povero c’ha aragoste e astici nell’acquario di Louis Vuitton. Quelle in cui ti confondi tra la madre e la figlia. Fondamentalmente perché c’hanno la stessa età, madre e figlia, che è poi la tua, sebbene abbiano la pretesa d’essere diciassettenni. Che poi mica lo so perché li guardo, ‘sti telefilm: tutto il tempo a comprarsi borse e vestiti, arrivano alla boutique con la limousine, parlano di smalti, vanno col ragazzo della migliore amica, litigano a morte e naturalmente dieci minuti dopo sono diventate di nuovo sorelle di sangue. In vacanza solo a Parigi dove chi è che non incontra il principe di Monaco che le invita ad un incontro galante? E chi è che non indossa una scarpa Vivier che gli regala come ricordo? Cenerentola no di certo perché la sua di cristallo costava meno. Ma soprattutto, perché indossano Prada tacco 12 quando stanno a casa con la febbre?! Oh, ma dico, mica dovete aprire al postino caruccio! (Questa è un’altra storia, che prima o poi vi spiegherò).
Guardo loro. Poi mi guardo e vedo solo la vestaglia rosa di Hello Kitty.
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lunedì 17 gennaio 2011
Mi è semblato di vedele un romulano
Nonostante molti abbiano potuto credere che difficilmente potesse esistere un personaggio come Sheldon Cooper, il fisico teorico super-secchione e super-nerd di The Big Bang theory, ebbene quelle persone dovrebbero essere informate che l’organismo umano (non geneticamente modificato) più simile a lui sono io, a meno dei due PhD e solo negli aspetti più fastidiosi (fortunella). E questo per una serie di validi motivi, che vi elenco di seguito, corredati, come nella migliore tradizione scientifica, di riferimenti bibliografici. In ordine. Non saprei concepire altro modo.
- Mi servirebbe il cartello “sarcasmo” ogni volta che qualcuno lo usa [1x02].
- Tendo a considerare un “vortice mutevole di entropia” un posto disordinato. Infatti, ho la mania di ordinare, organizzare, catalogare ed etichettare il mondo che mi circonda [1x02].
- Penso spesso che la gravità sia una “puttana senza cuore”, per ovvi motivi [1x02].
- Adoro mascherarmi [1x06].
- Se avessi un piega-maglietta lo userei [2x01].
- Sono consapevole che non siamo in Matrix per via del cibo della mensa [2x02].
- Gli aspetti più significativi della mia vita sono il mio sonno e il mio lavoro [2x03].
- Adotterò la tecnica dei tre strike (“una metafora sportiva”) per allontanare dalla cerchia delle mie amicizie chiunque osi mandarmi e-mail umoristiche, specialmente catene [2x07]. Per la precisione, volevo aggiungere che Sheldon è anche troppo tenero, poiché, nel mio caso, ho già depennato tutti quelli che mi hanno inviato Farmville.
- Ritengo che le scienze sociali siano in gran parte delle sciocchezze [2x13].
- Non bevo caffè [2x17].
- Tendo ad ottimizzare qualunque processo [2x17].
- Ho una conoscenza basilare delle cose importanti dell’universo. E, tanto per la cronaca, so chi sono i Radiohead [2x17].
- I cambiamenti mi spaventano [2x19].
- Spesso non so come funziona il protocollo sociale [2x19].
- Prediligo i luoghi chiusi [2x23].
- Non sono a mio agio col freddo [2x23].
- Possiedo un udito vulcaniano [3x01].
- Ritengo che l’unico modo comprensibile per simulare uno smile di “due punti-d maiuscola” sia ruotare la testa di 90° [3x01].
- Sono odiosa e insopportabile [3x03].
- Difficilmente ammetto di non avere ragione [3x04].
- Non dormo se vedo un film dell’orrore [4x07].
- Sono completamente astemia [4x07].
- Vorrei chiedere molto più spesso di quanto già non faccia: «Puoi essere più specifico?» (vabbe’, questa era della madre nevrotica di Leonard, ma mi sembrava significativa).
L’unica cosa sulla quale dissento riguarda gli ingegneri: non è vero che sono “Umpa Lumpa della scienza”....................................................................................BAZINGA!!!
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mercoledì 12 gennaio 2011
La Casa Verde
Anche se non credo che la trama sia la parte fondamentale di un libro (anche se per alcuni – e nel senso di persone e in quello di libri – forse lo è), non vi svelerò quella della Casa Verde perché credo che il piacere della lettura consista in parte, ma in questo caso specialmente, nello scoprirla per godere appieno della bellezza del racconto.
La vicenda è ambientata in Perù, patria amata e, al tempo stesso, odiata dell’autore, ma in luoghi e tempi diversi che procedono spesso parallelamente, spesso invece consecutivamente per poi arrivare ad incontrarsi. Due località: Piura, al nord del paese, quasi al confine con l’Ecuador, e Santa María de Nieva, nel cuore dell’Amazzonia. Luoghi lontanissimi. E, forse anche un po’ per questo, affascinanti. L’elemento che li lega è la Casa Verde, la casa della perdizione per un verso, dello svago (a volte proibito) dall’altro.
Tempo e spazio sono continuamente dilatati e poi di nuovo ristretti. Un singhiozzo. E una nuova forma di linguaggio: un flusso di coscienza, diverso da quello di Faulkner e da quello di Joyce, misto a una narrazione più lineare.
Ma La Casa Verde non è solo questo. È anche una meravigliosa storia di coercizione a una civilizzazione non anelata, pretesa da chi, allo scopo di inseguire un fine ultimo più alto, crede di fare del bene.
Bellissimo.
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venerdì 7 gennaio 2011
A letto col vampiro?
«Magari!», esclamerebbe chiunque abbia buttato un occhio sui protagonisti di The vampire diaries. Non io, naturalmente. Io non lo direi mai! Infatti, non scriverei mai un post da quindicenne su una serie televisiva che parla di vampiri e vampire, che vanno taaaaaaaaaaaaanto di moda! No, no, io proprio no! È che non sono stata minimamente ammaliata dalle atmosfere cupe, dagli intrighi, dagli scontri, ma soprattutto dai due interpreti principali, i fratelli vampiri belli belli belli in modo assurdo.
Una serie del genere non sarebbe credibile: seducenti vampiri perennemente in giacca di pelle, avvenenti vampire talmente emaciate da credere che sia plausibile che si nutrano di solo sangue. Senza dubbio una serie da femmina, tanto per tornare all’annosa questione dei telefilm da femmina e da maschio (“di baciare” o “di menare”, per capirci). Ma no, dai, nessuna di noi subirebbe il fascino di un bel tenebroso che manterrà il suo aspetto eternamente uguale (e con esso il suo lato B), non invecchierà mai e – presumo – si sveglierà per sempre con l’alito che profuma di mughetto. Nessuna. Infatti vi consiglio di non guardarlo, eh.
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venerdì 17 dicembre 2010
Letterina di Natale
Caro Babbo Natale,
quest’anno sono stata più cattiva del solito e, per questo, non ti chiedo un regalo per me, ma di esaudire pochi desideri per l’Italia tutta. Per alcuni forse ci vorrebbe qualcuno più in alto di te, ma ho saputo da fonti attendibili che ha la tessera del PdL. Per cui, fa’ quel che puoi.
Dacci un nuovo capo della Protezione Civile. Magari uno che non abbia così tanti dolori cervicali.
Fai che le statuette del Duomo abbiano le guglie più appuntite.
Spiega bene alle igieniste dentali dove si trova l’apparato masticatorio. Tendono a confonderlo con quello riproduttivo.
Chiama in Questura per dire che sono tua nipote.
Fai nascere più bambini. Ma, mi raccomando, appassionati di belle ragazze, non gay. (Evita di raccontare a B. di quella tua tresca con l’elfo. Non l’apprezzerebbe).
Non dirci di cercare un fidanzato ricco. Piuttosto, facci trovare un lavoro.
Dichiara la cacca legittimo impedimento. Almeno, per una volta, sarà vero che la legge è uguale per tutti.
Ricorda a chi ci dice che possiamo andare avanti solo per merito che non si deve andare a Reggio Calabria a fare l’esame di stato.
Dai da mangiare agli affamati. E, per favore, anche a Pannella.
Esaudisci il desiderio dell’arcigay di fare una capatina ad Arcore per spiegare a B. che cos’è il bunga bunga.
Licenzia tutti i magistrati bolscevichi. Che non sono gli stessi della lotta alla mafia.
Non costringerci più ad occupare il Colosseo per difendere i nostri diritti. Comunque sappi che la prossima tappa sarà ad Antigua. Gli studenti veri, invece, resteranno a casa a studiare.
Evita di far fare concerti alla Camera dei Deputati: i parlamentari veri sono lì a legiferare.
Riporta Moccia dall’Isola Che Non C’È.
Fai che il TG1, tra una combinazione e l’altra del Superenalotto, trovi il tempo di dare pure qualche notizia.
Di’ alle forze dell’ordine che il primo posto dove devono cercare i latitanti è casa loro.
Fai che i preti siano meno affettuosi con i bambini.
Visto che i cervelli sono in fuga, fai che almeno i culi che restano siano italiani.
Di’ ad Emanuele Filiberto che se ci canta ancora una volta Italia, amore mio glielo diamo noi il risarcimento ai danni morali.
Infine, caro Babbo, poiché so che hai necessità di nuovo personale e noi ne abbiamo da smaltire, ti consiglierei di assumere:
Bossi e Alemanno. Uno impacchetta i regali e l’altro fa il fiocco. Sapessi quanto vanno d’accordo quando gli metti davanti polenta e coda alla vaccinara!
Bondi all’addobbo dell’albero. Speriamo solo che non faccia crollare pure quello.
Brunetta al controllo operatività. Non ci saranno più assenze per malattia tra i tuoi elfi.
Minzolini all’ufficio acquisti. Attento, però, che non vada in trasferta in mete esotiche. A spese tue.
E, dato che a Natale siamo tutti più buoni, regala un leader al PD, un utilizzatore finale alla Binetti, una S a Vendola, una bandiera dell’Italia a Bossi, una carta di credito a Minzolini, un paio di scarpe col tacco a Brunetta, una ricordella a Gasparri, una motovedetta a Frattini, un maestro unico alla Gelmini, un sacco di monnezza alla Prestigiacomo, un naso nuovo alla Santanchè, un elicottero alla Brambilla, un pallottoliere a Tremonti, un plastico di Pompei a Bondi (da portare a Vespa alla prima occasione), e, all’approssimarsi delle urne, per ogni voto, in omaggio un calendario della Carfagna a tutti gli elettori del PdL.
Anche una bambola gonfiabile a Berlusconi. Almeno quella non potrà denunciarlo.
Ah, un consiglio: quest’anno non vestirti come al solito perché, sai, di rosso e con quella tuta da operaio potrebbero scambiarti per un comunista.
A presto,
Chiattiva
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mercoledì 1 dicembre 2010
Barocco in pizzo in pizzo
Sarà stata la levataccia alle sei di mattina, la riunione pleonastica alla quale sono stata costretta a partecipare, l’alito cipolligno, le mani che puzzavano di kebab, il fatto che non resto alzata fino a quell’ora nemmeno per capodanno, ma proprio non ho apprezzato ‘sto concerto “barocco in pispisi” (barocco in pizzo in pizzo, tanto per intenderci, solo detto in sardo) di Paolo Fresu. Sì, sì, bravo, ma che sfrantamento de co****ni… però te lo dico in punta di dita, eh, Ci’!
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